“My fucking problem” di Anne Van Campenhout

Nonostante la grande diffusione del vaginismo nel mondo femminile, si tratta di una patologia che resta ancora nell’ombra, di cui le donne parlano con estrema difficoltà e di cui molti non conoscono affatto l’esistenza. Perché chi soffre di vaginismo non è colpito da un’ossessione incontrollabile per l’organo femminile, tutt’altro. Il vaginismo è un processo psicofisiologico complesso che impedisce qualsiasi penetrazione vaginale. L’atto sessuale è dunque impossibile, il pene non riesce ad entrare senza provocare dolore; gli organi genitali sono normali ma, a qualsiasi tentativo di penetrazione (persino gli esami vaginali devono essere effettuati, talvolta, sotto anestesia) l’apertura vaginale si serra con una contrazione involontaria dei muscoli.

È questo il fucking problem che la regista olandese Anne Van Campenhout è costretta ad affrontare in prima persona e di cui ci parla nel documentario, con uno sguardo molto ampio sulla questione. Seguendo il format dell’intervista, la regista tratterà le conseguenze del problema soprattutto all’interno della coppia: Anne e il suo fidanzato stanno insieme da 6 anni e non hanno mai avuto un rapporto completo. Questo non ha escluso loro la possibilità di provare piacere sperimentando modi alternativi, ma per Anne la consapevolezza di non poter riuscire ad appagare il proprio partner con un atto così naturale è una condanna interiore, soprattutto in un mondo in cui è costantemente ribadita l’importanza del sesso ed esso sembra essere alla portata di tutti.

Dalle numerose sedute ginecologiche alle svariate cure mediche, la storia di Anne è accompagnata da quelle di altre quattro donne appartenenti ad età differenti, con le quali lei si confronterà: una giovane ragazza che da poco ha scoperto di essere affetta da vaginismo, nel turbamento tipico dell’adolescenza; una donna sulla trentina, intervistata con il proprio compagno, che racconta come ha accettato la diagnosi rinunciando alle cure cliniche per tentare una via d’uscita all’interno dell’intimità della coppia; una signora di mezza età che convive con il problema da circa trent’anni; infine, chi dalla malattia è riuscito ad uscire. Questo per mostrare  le variegate manifestazioni di questa malattia, per rivelare quanto le reazioni ad essa siano individuali e così le possibili soluzioni.

Un documentario non particolarmente innovativo per quanto riguarda la regia, ma decisamente interessante per la tematica affrontata: il vaginismo non viene trattato solo da un punto di vista  scientifico ma soprattutto per le conseguenze psicologiche ed emotive ad esso legate. Perché per molte donne il sesso non è piacere, e può diventare condanna:  la regista ce lo spiega con un ritratto molto intimo, personale e coraggioso. Nella sequenza finale Anne corre su una spiaggia con il proprio fidanzato, e sulle note di Everybody’s fucking but me scorrono i titoli di coda.

 

 

 

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