“Essere divina” di Luca Pellegrini

“Non avrai altra drag all’infuori di te”
“Glitter  a volontà, se non luccica non è drag”
“Ricordati di essere divina”.

Questi alcuni dei comandamenti delle drag recitati all’inizio del documentario da Dee Dee La Crush.

Essere Divina di Luca Pellegrini racconta l’unica scuola di Drag Queen esistente in Italia, con sede a Milano.
Si tratta di un laboratorio in cui alcuni attori accompagnano aspiranti drag queen e faux queen (questo è il nome assegnato alle donne che interpretano drag queen) nel percorso di creazione del loro personaggio, fino alla realizzazione e messa in scena di uno spettacolo.

Il documentario offre spunti molto interessanti e rompe i cliché riguardanti l’universo drag, sia attraverso le interviste di Platinette sia tramite le parole dei protagonisti, ripresi anche al di fuori del teatro in alcuni momenti di quotidianità.
Emergono così alcuni brevi stralci delle vite private degli allievi, i loro pensieri che danno all’opera una valenza politica (tracciando le differenze tra drag queen e trans e sottolineando che essere drag queen non li rende meno eterosessuali e meno uomini), trattando quindi di pregiudizi e abbattendoli.

Il teatro si configura come un mondo parallelo, un luogo intimo e protetto in cui ogni persona è parte di un pianeta tutto suo; ma i pianeti si incontrano e le queen che emergono da ciascuno sono “sorelle a prescindere, al di sopra di ogni cosa”.

Il film si dipana tra lezioni di trucco, esercizi teatrali, ginnastica emotiva, massime degne di nota (“la morte ti fa bella, ma il rimmel di più”) e riprese che imitano in modo dissacrante quelle dei film di genere – ad esempio la camminata delle drag che si recano allo spettacolo atteggiandosi da dive. Il documentario, senza troppe pretese stilistiche, incede in modo piacevole e scorrevole, riuscendo a mantenere l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine della proiezione, quando non sono mancati il fragoroso applauso e i numerosi complimenti.

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