Maquinaria Panamericana by Joaquín del Paso

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Mattia Capone

Translation by: Giulia Epiro, Chiara Mutti

“This is the first day of the rest of your life” says a voice on the speakers. We find ourselves in an old construction machinery factory in Mexico City: all the employees work in harmony, the mood is easygoing, informal. Everything is idyllic – at least in the first ten minutes. An upsetting occurrence breaks the routine, as the beloved chief, Don Alejandro, is found lifeless in the back of the storage.

As it turns out, the company has been on the brink of bankruptcy for years, also because of the crisis in Mexican manufacturing sector, and everyone’s salary has been paid directly by Don Alejandro. At this point, workers feel very discouraged and start ruling chaos in the factory.

Continua la lettura di Maquinaria Panamericana by Joaquín del Paso

“Maquinaria Panamericana” (“Panamerican Machinery”) di Joaquín del Paso

“Questo è il primo giorno del resto della vostra vita” dice una voce dagli altoparlanti. Siamo in una vecchia fabbrica di macchinari per l’edilizia a Città del Messico: tutti i dipendenti lavorano in serenità, c’è  un clima familiare, regna il buonumore. Tutto è idilliaco. Per i primi dieci minuti del film. Un evento sconvolgente infrange la routine: il loro amato capo, Don Alejandro, viene trovato senza vita nel retro del magazzino.
Si scopre quindi che in l’azienda è in realtà sull’orlo del fallimento da anni, anche a causa della crisi del settore manifatturiero messicano, e che il salario di ognuno dei dipendenti veniva pagato direttamente da Don Alejandro, di tasca sua. A quel punto i dipendenti vengono presi dallo sconforto e nella fabbrica inizia a regnare il caos.

Continua la lettura di “Maquinaria Panamericana” (“Panamerican Machinery”) di Joaquín del Paso

Les derniers parisiens by Bourokba and Labitey

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Marco Bellani

Translation by: Riccardo Abba, Barbara Lisè

There is a city in this world that reflects the times we live in; there is a place in this city that is its metaphor. The city of Paris and its clubs: people from every walk of life, students, jailbirds, kids, transvestites, aspiring actresses, pushers and common people intertwine and meet. Everybody is looking for something, everyone hopes to get in in spite of prejudice.

Continua la lettura di Les derniers parisiens by Bourokba and Labitey

“Les derniers parisiens” (“Paris Prestige”) di Mohamed “Hamè” Bourokba e Ekoué Labitey

C’è una città in questo nostro mondo che è specchio dei tempi in cui viviamo; c’è un luogo in questa città che ne è una metafora in piccolo. Parigi e le sue discoteche: varia umanità, studenti, avanzi di galera, ragazzini, travestiti, aspiranti attrici, spacciatori, gente comune si intrecciano e si incontrano. Ognuno cerca qualcosa, ciascuno spera di superare un ingresso filtrato dalle discriminazioni.

Continua la lettura di “Les derniers parisiens” (“Paris Prestige”) di Mohamed “Hamè” Bourokba e Ekoué Labitey

Safe Neighborhood by Chris Peckover – Press conference

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Valentina Di Noi

Translation by: Francesco Chiocci

Nobody would expect that something frightening could happen in a safe place but that’s what happens in this film, an anti-horror.

The director Chris Peckover prefers bright lights and colours, unlike the classic horror movie. His aim is to create an atmosphere that wouldn’t anticipate any scary event.

Continua la lettura di Safe Neighborhood by Chris Peckover – Press conference

“Safe Neighborhood” di Chris Peckover – Conferenza stampa

I termini “safe neighborhood” designano in America la vita in quartiere sicuro. Nessuno si aspetta che qualcosa di spaventoso possa accadere in posto sicuro, ma è proprio quanto avviene nel film, un horror antihorror.

Il regista Chris Peckover predilige luci forti e colori vivaci, diversamente dai consueti film horror. Il suo intento è quello di creare un’atmosfera che non facesse presagire eventi spaventosi.

Continua la lettura di “Safe Neighborhood” di Chris Peckover – Conferenza stampa

“L’économie du couple” (“After Love” – “Dopo l’amore”) di Joachim Lafosse – Conferenza stampa

Nella penultima giornata di appuntamenti per la stampa, Joachim Lafosse ha parlato con Bruno Fornara del suo L’économie du couple, presentato alla 34ª edizione del Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile.

L’économie du couple racconta di una coppia separata che vive sotto lo stesso tetto, ma non ci viene dato sapere perché il legame tra i due amanti si sia spezzato. “Non si sa mai il vero motivo della rottura di una relazione”, commenta il regista, “e perciò ho voluto lasciare lo spazio allo spettatore di intuire quali siano le ragioni che hanno portato i due personaggi al punto di rottura. Tuttavia è commovente notare come il denaro sia la questione sulla quale si anima la maggior parte delle discussioni, quando in realtà si litiga su questo argomento perché c’è sofferenza per il mancato riconoscimento da parte del partner di quanto si è fatto e si è dato all’interno della coppia. È altrettanto doloroso notare che sono sempre più frequenti i casi di coppie che evitano di separarsi perché non c’è la possibilità di sostenere l’affitto mensile di un nuovo alloggio”.

Joachim Lafosse
Joachim Lafosse

Cédric Kahn e Bérénice Béjo, il lui e la lei della coppia di Joachim Lafosse, sono nel film genitori di due graziose gemelle, le quali sono speculari rispetto alla coppia in crisi. “Ciascuno di noi, quando è all’inizio di una relazione”, comincia a spiegare Joachim, “sente una sorta di istinto verso una fusione, una costruzione di un rapporto gemellare e simbiotico. Se due persone diventano i genitori di una coppia gemelli, inevitabilmente si troveranno a confrontarsi con quello che non riusciranno mai ad essere, cioè una fusione assoluta”. Nel corso del film si nota, infatti, che la progressiva unione delle gemelline va di pari passo con la separazione dei due genitori.

L’économie du couple parla soprattutto della gestione della casa. Non a caso il titolo contiene la parola economia, la quale deriva dal greco e significa, per l’appunto, casa, inteso anche come beni di famiglia. In una delle sequenze del film il personaggio interpretato da Cédric Kahn spiega ad una delle sue bambine che cosa significa ricchezza. Al di là del denaro, di chi ne ha e di chi non ne ha, la ricchezza propriamente detta è quella culturale. Il personaggio di Bérénice Béjo è, però, incapace di vedere e ricordare l’arricchimento che il suo ex compagno ha dato nell’ambito coniugale e familiare, dando importanza unicamente all’aspetto materiale.
“Sono stato molto chiaro con Mazarine Pingeot, lo sceneggiatore, sul ruolo dell’ambiente casalingo”, conclude Joachim Lafosse. “Volevo che il pubblico percepisse chiaramente che in quel luogo fosse stato distrutto un amore”.

 

“A Bitter Story” di Francesca Bono

Chi l’avrebbe mai detto che in Piemonte, in due paesini ai piedi delle Alpi, vive una delle comunità cinesi più popolose d’Europa?

Il documentario di Francesca Bono mira a scoprire ed entrare in intimità con questa comunità, seguendo la vita scolastica e privata di alcuni adolescenti cinesi, nati in Cina ma da sempre in Italia.

Continua la lettura di “A Bitter Story” di Francesca Bono

“La felicità umana” di Maurizio Zaccaro – Conferenza stampa

“Che cos’è la felicità?” è una domanda che tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita: diverse le risposte, ma forse tutte limitate ad un’interpretazione individualista della felicità. Esattamente quello che Maurizio Zaccaro ha voluto evitare quando ha deciso di partire da quest’interrogativo per realizzare La felicità umana.

“Forse il pubblico dal titolo del film si aspettava una serie di interviste alla gente comune per strada, ma per me la felicità è un termine prettamente economico” spiega il regista nella conferenza stampa. Il discorso di Zaccaro si pone subito in termini sociali e politici: è impossibile parlare di felicità senza essere consapevoli di cosa sta accadendo nel mondo, bisogna assumere un punto di vista che vada oltre la nostra personale interpretazione e che possa abbracciare una visione più ampia possibile, che tenga conto in primis della felicità come benessere sociale. Continua la lettura di “La felicità umana” di Maurizio Zaccaro – Conferenza stampa

Fixeur (The Fixer) by Adrian Sitaru

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Matteo Ambrosino

Translation by: Silvia Cometti, Miriam Todesco

Fixeur is a film about a moral issue: how far can a journalist investigate? And how much information can the press show?

“Fixeur” is a journalist who, when dealing with a big shot, prefers not to write an article personally, and instead he becomes an intermediary for another, more famous, foreign journalist, in order to increase his profit and prestige. That’s what Radu (Tudor Istodor) does; he’s a wannabe journalist who, in order to establish himself, is willing to trample on ethical principles, looking for a girl who has been victim of child prostitution trade, who has been repatriated from Paris where she worked as a prostitute and now she has denounced who had kidnapped and exploited her.

Continua la lettura di Fixeur (The Fixer) by Adrian Sitaru

“Fixeur” (“The Fixer”) di Adrian Sitaru

Fixeur è un film su un dilemma morale: fino a che punto un giornalista può arrivare a indagare? E fino a che punto il giornalismo e l’informazione possono mostrare?

“Fixeur” viene chiamato il giornalista che, quando ha per le mani un colpo grosso, per accrescere il proprio guadagno e prestigio preferisce non scrivere personalmente un articolo, ma fare da intermediario per un altro giornalista straniero più importante. E’ quello che fa Radu (Tudor Istodor), aspirante giornalista che pur di affermarsi è disposto a calpestare i principi morali  dando la caccia ad una ragazza quattordicenne che è stata vittima della tratta delle minorenni, è stata rimpatriata da Parigi dove lavorava come prostituta ed ora ha denunciato chi l’aveva rapita e sfruttata.

Continua la lettura di “Fixeur” (“The Fixer”) di Adrian Sitaru

“I figli della notte” di Andrea De Sica

“Mi sono detto: ma se prendessimo una storia di ragazzi e la rappresentassimo come se fosse Shining? Mi piaceva raccontare una storia di adolescenza ma come se fosse un film horror, perché l’adolescenza a volte può essere decisamente horror”. Con queste parole Andrea De Sica presenta I figli della notte, film in concorso al Torino Film Festival 2016, giustificando la scelta di un genere lontano dalle tendenze del cinema italiano contemporaneo. Non una commedia sui giovani, quindi, né tantomeno un film “sulla solita freddezza dei ragazzi ricchi”: De Sica cerca l’empatia tra personaggi e spettatore proponendo un horror teen rivisitato e decisamente fuori dagli schemi. Continua la lettura di “I figli della notte” di Andrea De Sica

The Love Witch by Anna Biller

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Elena Golzio

Translation by: Elisa Grattarola, Elena Salama

Anna Biller is a director who can also be called “artisan” in every way: she takes care of the direction, the screenplay, costumes, photography, editing and production. For the first time, in this movie she does not appear as actress, choosing as the main character the beautiful Samantha Robinson, who is able to combine sensuality and empathy, which are required to bring to life the figure of a mermaid-witch (a pair that nowadays, as stated by the director, is difficult to portray).

The director, a fan of Pasolini’s cinema, explains her choice for the artisanal dimension with economical justifications and with her will to work along with some traditional and accurate women’s job like weaving and embroidery.

Continua la lettura di The Love Witch by Anna Biller

“The Love Witch” di Anna Biller

Anna Biller è una regista che si può definire “artigiana” in tutti i sensi: si occupa da sola della regia, della sceneggiatura, dei costumi, della fotografia, del montaggio e della produzione; in questo film per la prima volta non appare come attrice, scegliendo come protagonista la bellissima Samantha Robinson, in grado di unire la sensualità e l’empatia necessaria per dar vita a una figura di strega-sirena (un binomio che – come ha dichiarato la regista – è difficile da mettere in scena oggigiorno).

La regista, ammiratrice del cinema di Pasolini, giustifica la scelta della dimensione artigianale con motivazioni economiche e con la volontà di lavorare in sintonia con alcuni tradizionali e meticolosi lavori femminili come la tessitura e il ricamo.

Continua la lettura di “The Love Witch” di Anna Biller

Mercenaire by Sacha Wolff

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Carlo Montrucchio

Translation by: Giulia Epiro, Chiara Mutti

The Wallis Islands community, in New Caledonia, is crying for young Soane’s departure towards an apparently thriving and promising future, which will certainly be better than his perspectives as a Maori community member. Though he is leaving, his back will always wear the scars of his father’s beatings, who is a tough pig farmer.

The journey of young and talented rugby player Soane will turn out to be the price to pay for the freedom he has always searched inside his heart. France, apparently civil and modern, is just the other face of Wallis. If the latter is a wild and insidious land, the new country, rich in comforts and services, is just not the right place for the naïve protagonist.

Continua la lettura di Mercenaire by Sacha Wolff

“Mercenaire” (“Mercenary”) di Sacha Wolff

La comunità delle isole Wallis in Nuova Caledonia piange il giovane Soane per la sua partenza verso un futuro apparentemente florido e promettente, sicuramente migliore delle prospettive che avrebbe avuto vivendo nella comunità Maori. La sua schiena porterà per sempre i solchi delle vergate che il padre, duro allevatore di maiali, gli ha inferto per la sua partenza.

Il viaggio di Soane, giovane promessa del rugby, si rivelerà il prezzo da pagare per la libertà che ha sempre cercato nel suo cuore; la Francia, paese apparentemente civile e moderno, non è che l’altra faccia di Wallis: se quest’ultima è una terra selvaggia e insidiosa, ma forte di tradizione, il nuovo paese, ricco di servizi e confort, non è affatto un luogo adatto al giovane e ingenuo protagonista.

Continua la lettura di “Mercenaire” (“Mercenary”) di Sacha Wolff

“La lingua dei furfanti” di Elisabetta Sgarbi – Conferenza stampa

La lingua dei furfanti è l’ultimo film di Elisabetta Sgarbi, presentato in anteprima assoluta nella sezione Festa Mobile al 34° Torino Film Festival. L’opera si ispira al libro La Sistina dei poveri di Giovanni Reale.

“Un film ininterrotto, questo” – dice Elisabetta Sgarbi -, “che mi segue da anni. Anzi da cui sono inseguita da anni, da prima di conoscere la Valle Camonica, da prima di conoscere Romanino: da quando mio zio Bruno, mia madre Rina, e poi mio fratello Vittorio, si arrampicavano sin lassù, precedendomi. Così che questo film, così personale nei modi, mi sembra una strana biografia familiare, un mio nascosto romanzo di formazione, che ho condiviso con un altro amico e compagno di avventure, Giovanni Reale.”

L’interesse di Elisabetta Sgarbi è quindi rivolto a Girolamo Romanino e torna in Valle Camonica, dopo il suo lavoro sulla Via Crucis di Cerveno di Beniamino Simoni, avendo in mente le dense parole di Testori, e presenti le puntuali ricostruzioni di Giovanni Reale (che dimostrano la profonda conoscenza della materia di fede che aveva Romanino).

Elisabetta Sgarbi
Elisabetta Sgarbi

 

Giovanni Testori scriveva: “a Pisogne, a Breno, a Bienno Romanino tiri a far ‘cagnara’, non v’ha dubbio alcuno. Egli sembra costringere i suoi personaggi a venire sulla scena a furia di calci nel sedere; e non è meraviglia che, una volta lì, essi, tra impetuosa incapacità a organizzarsi, in lingua e vergogna, finiscano col gonfiar tutto; a cominciare dalle loro stesse membra per finire alle parole che ruttan fuori quasi nubi di fumetti odoranti d’osteria, e alle piume dei cappellacci, che si rizzano, unte e bisunte, come quelli di tacchini incazzati.”

La regista assume come oggetto del proprio lavoro il ciclo di affreschi che il pittore realizzò tra il 1532 e il 1541 in tre chiese a Pisogne, Breno e Bienno in provincia di Brescia, si muove tra le case e gli abitanti dei tre paesi che Romanino aveva osservato a lungo e concentra l’attenzione sui dettagli nascosti dei dipinti.

Elisabetta Sgarbi sottolinea quanto siadi fondamentale importanza la voce narrante Toni Servillo, il cui timbro caldo, unito alle doti interpretative, riesce a “far parlare i personaggi” degli affreschi e ad esaltare sfumature e risvolti rappresentativi. Anche la musica di Franco Battiato si inserisce perfettamente in questo viaggio di scoperta.

 

Intolerance by David Wark Griffith

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Giorgia Lodato

Translation by: Silvia Restelli, Chiara Tomasetta

Emanuela Martini has introduced the screening of the restored version of Intolerance by David Wark Griffith saying she was a bit jealous of the spectators who would have the possibility to watch such an important film on the big screen, after ten years from its first showing. The turnout – as she said – was impressive, taking into account the duration of the movie.

Continua la lettura di Intolerance by David Wark Griffith

“Le fils de Joseph” di Eugène Green – Conferenza stampa

Si è svolta, nelle sedi Rai, la conferenza stampa di Le fils de Joseph di Eugène Green, presentato nella sezione “Onde” al 34° Torino Film Festival. Il regista si è reso disponibile a rispondere per mezz’ora alle molte domande e curiosità da parte dei giornalisti, mostrando inoltre la conoscenza dell’italiano quasi impeccabile. La storia narrata vuole essere foriera del messaggio che la comunicazione tra generazioni (tra padri e figli per esempio) è molto importante; il problema maggiore della civiltà di oggi, come afferma Green, è che la gente non vive più nel presente, ovvero nella realtà, ma in una dimensione sempre più virtuale. Questo tema influenza diversi lavori del regista.

Continua la lettura di “Le fils de Joseph” di Eugène Green – Conferenza stampa

Il blog degli studenti del Dams di Torino