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“Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti

Il primo documentario sul Maestro dell’animazione

Presentato al Festival del Cinema di Venezia, Bozzetto non troppo racconta i retroscena del lavoro e la quotidianità del maestro del disegno animato Bruno Bozzetto. Candidato agli Oscar, chiamato come collaboratore da John Lasseter, vincitore di numerosi premi e “poco abituato a stare da quella parte della macchina da presa”, Bozzetto si presenta allo spettatore come un uomo semplice e pieno di entusiasmo. Continua la lettura di “Bozzetto non troppo” di Marco Bonfanti

Tavola rotonda “Fra la via Emilia e il West – Il western nel fumetto italiano”

L’esplorazione di mondi sconosciuti, il significato della frontiera e il mito dell’avventura hanno messo radice in Italia sin dai primi anni del dopoguerra. Nel 1948 nasce il fumetto Tex Willer e con esso nasce il fumetto western all’italiana, che da più di cinquant’anni viene letto dagli italiani. Nel corso degli anni il mito del lontano Ovest si afferma tra le impalcature della settima arte e l’Italia diventa la madre del genere spaghetti western, rendendo prestigio nel mondo alla produzione nostrana del settore cinematografico. Nel 1976 esce nelle sale Keoma, capolavoro del regista Enzo G. Castellari, che diventa un asse portante del genere western all’italiana. I paesaggi e i personaggi delle storie dei fumetti e del grande schermo diventano complementari, eroi e portatori di morte si alternano sui paesaggi desertici dell’immaginazione e disegnano a colpi di pallottola la conquista di una terra sconosciuta e selvaggia.

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Gli incubi di Dario Argento

Dai suoi sogni il regista Dario Argento crea gli incubi per gli spettatori. In tre minuti egli riesce a creare la suspense del thriller e dell’horror movie. Dal primo episodio della serie La finestra sul cortile all’episodio della setta voodo, il maestro della suspense mette in scena le intime paure del pubblico e lo fa usando sempre la sua amara ironia.

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In ricordo di Corrado Farina

Nella giornata di venerdì 2 dicembre si è tenuta presso il Cinema Romano, in occasione del Sottodiciotto Film Festival & Campus 2016, la presentazione del volume Attraverso lo schermo. Film visti e film fatti edito da Il Foglio. Nel volume è l’autobiografia di una importante figura del cinema torinese e non solo: Corrado Farina.

L’incontro, condotto da Steve Della Casa (direttore del Festival) e Matteo Pollone dell’Università di Torino, ha permesso “a chi ha conosciuto Dado di ricordarlo con affetto e semplicità”,  come sottolinea lo scrittore Ernesto Ferrero.

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Incontro con Dario Argento

Questa mattina al cinema Romano si è tenuto un incontro con il regista Dario Argento nell’ambito di Sottodiciotto Film Festival & Campus.  Questo incontro è stato pensato come momento di riflessione sul cinema da parte dei giovani – in particolare gli studenti del DAMS e del Corso di Laurea in Ingegneria del cinema. Hanno introdotto l’ospite Steve della Casa – direttore del Festival – e Giulia Carluccio – presidente dell’Aiace e del DAMS – i quali, a partire da un’analisi di alcune tematiche e di alcuni aspetti del linguaggio dell’opera di Argento, hanno espresso sollecitazioni interessanti alle quali il regista si è prestato a rispondere in modo esauriente.

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Mostra “Dylan Dog 30. Trent’anni di Indagatore dell’Incubo”

Alla Pinacoteca Albertina il Sottodiciotto inizia da un fumetto

Sogno del cinema e fumetto sull’incubo si intrecciano nelle notti del Sottodiciotto Film Festival di quest’anno. Che inizia sotto la luna di Dylan Dog, il più italiano degli indagatori su strisce.

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“L’ora di regia” – Incontro con Gianni Amelio

L’incontro prende il nome dal libro scritto a quattro mani da Gianni Amelio e Francesco Munzi, L’ora di regia. Da un’idea nata da vari incontri con Emiliano Monreale, è un testo che cerca di sciogliere i nodi attorno al rapporto tra docente di cinema e studente.

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“Safe Neighborhood” di Chris Peckover – Conferenza stampa

I termini “safe neighborhood” designano in America la vita in quartiere sicuro. Nessuno si aspetta che qualcosa di spaventoso possa accadere in posto sicuro, ma è proprio quanto avviene nel film, un horror antihorror.

Il regista Chris Peckover predilige luci forti e colori vivaci, diversamente dai consueti film horror. Il suo intento è quello di creare un’atmosfera che non facesse presagire eventi spaventosi.

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“La lingua dei furfanti” di Elisabetta Sgarbi – Conferenza stampa

La lingua dei furfanti è l’ultimo film di Elisabetta Sgarbi, presentato in anteprima assoluta nella sezione Festa Mobile al 34° Torino Film Festival. L’opera si ispira al libro La Sistina dei poveri di Giovanni Reale.

“Un film ininterrotto, questo” – dice Elisabetta Sgarbi -, “che mi segue da anni. Anzi da cui sono inseguita da anni, da prima di conoscere la Valle Camonica, da prima di conoscere Romanino: da quando mio zio Bruno, mia madre Rina, e poi mio fratello Vittorio, si arrampicavano sin lassù, precedendomi. Così che questo film, così personale nei modi, mi sembra una strana biografia familiare, un mio nascosto romanzo di formazione, che ho condiviso con un altro amico e compagno di avventure, Giovanni Reale.”

L’interesse di Elisabetta Sgarbi è quindi rivolto a Girolamo Romanino e torna in Valle Camonica, dopo il suo lavoro sulla Via Crucis di Cerveno di Beniamino Simoni, avendo in mente le dense parole di Testori, e presenti le puntuali ricostruzioni di Giovanni Reale (che dimostrano la profonda conoscenza della materia di fede che aveva Romanino).

Elisabetta Sgarbi
Elisabetta Sgarbi

 

Giovanni Testori scriveva: “a Pisogne, a Breno, a Bienno Romanino tiri a far ‘cagnara’, non v’ha dubbio alcuno. Egli sembra costringere i suoi personaggi a venire sulla scena a furia di calci nel sedere; e non è meraviglia che, una volta lì, essi, tra impetuosa incapacità a organizzarsi, in lingua e vergogna, finiscano col gonfiar tutto; a cominciare dalle loro stesse membra per finire alle parole che ruttan fuori quasi nubi di fumetti odoranti d’osteria, e alle piume dei cappellacci, che si rizzano, unte e bisunte, come quelli di tacchini incazzati.”

La regista assume come oggetto del proprio lavoro il ciclo di affreschi che il pittore realizzò tra il 1532 e il 1541 in tre chiese a Pisogne, Breno e Bienno in provincia di Brescia, si muove tra le case e gli abitanti dei tre paesi che Romanino aveva osservato a lungo e concentra l’attenzione sui dettagli nascosti dei dipinti.

Elisabetta Sgarbi sottolinea quanto siadi fondamentale importanza la voce narrante Toni Servillo, il cui timbro caldo, unito alle doti interpretative, riesce a “far parlare i personaggi” degli affreschi e ad esaltare sfumature e risvolti rappresentativi. Anche la musica di Franco Battiato si inserisce perfettamente in questo viaggio di scoperta.

 

“Intolerance” di David Wark Griffith

Emanuela Martini ha introdotto la proiezione della versione restaurata di Intolerance di David Wark Griffith dicendosi un po’ invidiosa di tutti gli spettatori che avrebbero avuto la possibilità di vedere un film come questo sul grande schermo, a cent’anni dalla sua uscita. L’affluenza – ha aggiunto – è stata sorprendente, tenuto conto della durata del film.

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“Le fils de Joseph” di Eugène Green – Conferenza stampa

Si è svolta, nelle sedi Rai, la conferenza stampa di Le fils de Joseph di Eugène Green, presentato nella sezione “Onde” al 34° Torino Film Festival. Il regista si è reso disponibile a rispondere per mezz’ora alle molte domande e curiosità da parte dei giornalisti, mostrando inoltre la conoscenza dell’italiano quasi impeccabile. La storia narrata vuole essere foriera del messaggio che la comunicazione tra generazioni (tra padri e figli per esempio) è molto importante; il problema maggiore della civiltà di oggi, come afferma Green, è che la gente non vive più nel presente, ovvero nella realtà, ma in una dimensione sempre più virtuale. Questo tema influenza diversi lavori del regista.

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“#Screamers” di Dean Matthew Ronalds – Conferenza stampa

#Screamers è un film molto particolare. Si apre come un documentario su una piattaforma di social network, per poi mutare gradualmente in un horror a tinte molto oscure.

Il regista Dean Matthew Ronalds e l’attore protagonista e coproduttore Tom Malloy ci spiegano che questa commistione di generi ha come fine principale quello di sollevare sin dall’inizio il dubbio nella mente dello spettatore. Si tratta di un horror o di un documentario? Giocare con i generi diventa quindi un modo per creare qualcosa di completamente diverso. Un ibrido, che per un’ampia parte iniziale sviluppa la trama, focalizzandosi molto sulla costruzione del carattere dei  personaggi.

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“Wir sind die Flut” (“We Are the Tide”) di Sebastian Hilger

“L’ immaginazione può trasformare un’idea proveniente da una lezione teorica in una sconvolgente esperienza emotiva. Per questo abbiamo scelto di raccontare We Are the Tide come una moderno lungometraggio di science- fiction“. Queste le parole di Sebastian Hilger, regista del film Wir sind die Flut, in corsa in questo trentaquattresimo Torino Film Festival.

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“Suntan” di Argyris Papadimitropoulos

L’isola di Antiparos, in piena stagione turistica, è una piccola oasi dove la gioventù è regina. Le spiagge sono gremite di gruppi di ragazzi il cui unico pensiero è vivere la giornata e godersi la frenesia estiva. Corpi tonici, abbronzati, nudi. Come quello di Anna. In paese la mole di lavoro è aumentata per i commercianti e anche per Kostis, il medico di base. Lui è sulla quarantina, è pallido e ha qualche chilo di troppo. Quando Anna, accidentalmente caduta dal motorino, invade la clinica con la sua vivace sensualità, Kostis ne rimane subito folgorato e non riuscirà più a togliersela dalla testa.

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“Slam – Tutto per una ragazza” di Andrea Molaioli

Il termine slam può assumere diversi significati: può essere il suono onomatopeico che riproduce un rumore secco, come di una porta chiusa con forza (to slam, sbattere), o di una sberla in piena faccia; ma è anche un vocabolo specifico nel linguaggio degli skaters. Per questo motivo è anche molto simile al soprannome del protagonista dell’ultimo film di Andrea Molaioli (La ragazza del lago, Il gioiellino), l’adattamento cinematografico, molto fedele, del romanzo di Nick Hornby, Tutto per una ragazza.

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“Demon Seed” di Donald Cammell

Demon Seed è un film del 1977 diretto da Donald Cammell, basato su un romanzo fantascientifico di Dean R. Koontz.

Alex Harris (Fritz Weaver) è uno scienziato che crea un supercomputer, Proteus, dotato di un’intelligenza propria e destinato a studiare un modo per l’estrazione di metalli dal fondo marino. Ma Proteus non è per niente interessato a ciò. Così, senza mezzi termini fa capire al suo creatore che vorrebbe utilizzare un server per una ricerca sul genere umano. Lo scienziato, preoccupato, declina la sua proposta negando l’esistenza di un server libero.

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“Palombella rossa” di Nanni Moretti – Il restauro

“Se parli male, pensi male e vivi male”.

Protagosta di Palombella rossa, film realizzato da Nanni Moretti nel 1989, è Michele Apicella, funzionario del PCI reduce da un incidente che gli ha causato la perdita della memoria, il quale vive in una giornata la gravità della perdita di memoria del suo partito e del Paese in generale. Il suo discorso negli studi di Tribuna Politica si alterna all’attaccamento ai ricordi d’infanzia, dove Michele grida la sua avversione alla pallanuoto. I ricordi sono sempre più frequenti e la coscienza del significato dell’essere comunista si fa riconoscere attraverso le scene più celebri del film Il Dottor Živago. 

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Marie et les naufragés by Sébastien Betbeder

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Giorgia Bertino

Translation by: Elisa Grattarola, Elena Salama

A funny comedy with a bittersweet aftertaste that tells the story of a Wes Anderson-like love triangle, with extravagant implications, but also with the typical French light-comedy. This is the exquisite recipe proposed by Sébastien Betbeder in Marie et les naufragés: a film deliciously unconventional, starting from the comedy to become something more complex. There is a lot of laughing, that is for sure, but the comedy of each situation leads always to a deeper consideration about life and human relationships.

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