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“Microbo & Gasolina” di Michel Gondry – 2

Al centro della storia due adolescenti, Daniel e Theo, i Microbo e Gasolina del titolo. Uniti da grande amicizia decidono di sfruttare le abilità meccaniche di Theo per costruire un’automobile con la quale girare la Francia durante le vacanze estive. Il tutto all’insaputa dei loro genitori. Continua la lettura di “Microbo & Gasolina” di Michel Gondry – 2

“Microbo & Gasolina” di Michel Gondry – 1

Quanti di noi da piccoli davanti a un foglio bianco non hanno mai disegnato una casa? Tetto rosso triangolare e finestre come occhi sorridenti, oppure assi di legno inchiodate? E quanti, spinti da un’immaginazione un po’ stereotipata, non ci hanno mai aggiunto quattro ruote, e un asfalto su cui zigzagare? Il film di Michel Gondry dà tridimensionalità a quel sogno comune, calandolo in una Francia problematica nell’istruzione e nei nuclei familiari. Microbo e Gasolina sono le vittime di questi due mondi: troppo “diversi” per adattarsi alla scuola (i soprannomi provengono proprio da lì, e dal bullismo dilagante), troppo liberi per restare nel nido di famiglie dure e distanti.

“Un calcio in culo al futuro! Non hai mai anelato l’indipendenza di andare di qua e di là, senza chiedere niente a nessuno?”: ecco il punto chiave del film, una scena notturna in cui l’insonnia porta consiglio: viene fondata la ditta Microbo & Gasolina. Perché la “e commerciale” del titolo non è semplice congiunzione, ma vero e proprio marchio dell’unione tra due amici per la pelle che fabbricano sogni. Un’azienda di successo che scopre anche l’amaro delle favole che finiscono. A sorpresa non c’è vera letizia nella chiusura, quando un funerale e le regole delle istituzioni dividono per sempre il biondo e timido Microbo dal socio moro e appassionato di motori, anche se il primo porterà sempre qualcosa di quella “fragranza alla benzina” che la vicinanza del secondo gli ha trasmesso: la sicurezza in sé, e la difesa dei propri valori, anche a costo di dare un pugno sul naso a chi arrogantemente li ha appena calpestati. E poi di nuovo via di corsa, novello Antoine Doinel, che non si volta né una, né due, né sette né infinite volte, nemmeno se è il pensiero della ragazzina spasimata a chiederglielo, in un ultimo monologo interiore che è ennesima prova di una sceneggiatura coi fiocchi.

Marco Bellani, studente del Corso di Critica cinematografica (DAMS, a.a. 2015-2016)