Tutti gli articoli di Beatrice Ceravolo

“DOVE BISOGNA STARE” DI DANIELE GAGLIANONE

L’ultimo documentario di Daniele Gaglianone è stato presentato per la sezione TFFDOC/FUORI CONCORSO il 1 dicembre al Cinema Massimo, in una giornata per nulla casuale. Il film è un’importante testimonianza, infatti, della situazione ormai tragica venutasi a creare in Italia attorno al fenomeno della migrazione, ma il regista e tre delle protagoniste, presenti in sala, ci hanno tenuto a specificare che nel tempo passato dalla fine delle riprese la situazione è purtroppo molto peggiorata. Proprio in questi giorni, a partire dall’inizio del mese, il DL Sicurezza e Immigrazione sta lasciando per strada rifugiati in possesso di permesso di soggiorno umanitario, la cui regolamentazione è cambiata per via del Decreto Legge menzionato, non garantendo più l’accoglienza a chi in precedenza ne aveva diritto.

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“ATTO DI FEDE” DI VITTORIO ANTONACCI

Dopo aver conosciuto i componenti di una banda da giro, ossia una banda musicale itinerante che suona alle feste religiose con processione, in occasione della realizzazione di un breve documentario intitolato Come sopravvivere alla banda, il regista Vittorio Antonacci ha sentito il bisogno di espandere l’indagine attorno alle professionalità itineranti che si sviluppano attorno alle feste patronali e più in generale religiose.

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“CASSANDRO, THE EXOTICO!” DI MARIE LOSIER

Il rapporto tra un documentarista e i soggetti che filma è fondamentale per la buona riuscita di un progetto: nel caso di Marie Losier e di Cassandro, personalità della lucha libre e protagonista di questo film in concorso per la sezione TFFDoc/Internazionale, ci troviamo di fronte a un’amicizia nata sei anni fa e che continua tuttora. Continua la lettura di “CASSANDRO, THE EXOTICO!” DI MARIE LOSIER

“NERVOUS TRANSLATION” di SHIREEN SENO

Il secondo lungometraggio di Shireen Seno è tutt’altro che il solito coming of age. La regista riferisce di aver avuto l’idea per il film in sogno, e proprio il rapporto tra reale e onirico e quello tra esterno ed interno sono al centro del film. Gli spettatori si trovano a seguire un momento fondamentale della vita di Yael, una bambina molto timida che passa le sue giornate sola ad attendere il ritorno della madre o ascoltando i messaggi in cassetta inviati dal padre lontano: le ossessioni, la confusione e la solitudine della protagonista vengono rappresentate con la consapevolezza di chi le ha vissute in prima persona e non le ha dimenticate: Seno ha infatti dichiarato al Q&A che molto di se stessa è stato riversato in Yael, sia caratterialmente che per le vicende di espatrio familiare, ma l’esperienza di crescita in un momento tanto delicato può risuonare certamente con tutti.

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“IFIGENIA IN AULIDE” DI TONINO DE BERNARDI

Vi sono infiniti modi di accostarsi alla trasposizione cinematografica di una tragedia greca, ma quello adottato dal regista piemontese Tonino De Bernardi si è sempre distinto, a partire da Dèi del 1968 e da Elettra del 1987, per lo stretto legame con la realtà. Nel caso di questo lungometraggio, inserito non casualmente nella sezione Onde del Torino Film Festival, la realtà è la vera e propria protagonista della tragedia, e si manifesta attraverso le riprese effettuate da De Bernardi in diversi luoghi e tempi.

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“FIGURAS” DI EUGENIO CANEVARI

“Ti piacciono i film in bianco e nero? No? A me nemmeno”: questa la domanda di Valeria a sua madre Stella, proprio in un documentario girato interamente in bianco e nero. Il film nasce, come riferito dal regista Eugenio Canevari, al Q&A presso il Cinema Massimo, da una forte esigenza: dopo aver conosciuto Valeria e la sua difficile situazione familiare, Canevari sentì il bisogno di fare qualcosa per tre persone che si stavano misurando con un male come la SLA sostanzialmente senza aiuti da parte di alcuna istituzione. Il materiale è stato raccolto grazie ad un’osservazione giornaliera ed a lungo termine della realtà di Stella, una donna un tempo molto attiva e poi costretta ad essere aiutata in ogni parte della sua vita quotidiana dalla figlia e dal compagno Paco, a sua volta afflitto da problemi di salute; non è dunque stato preparato alcun copione, mentre il compito del regista è stato di unire degli elementi per creare una storia accessibile per il pubblico.

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