Tutti gli articoli di Cristian Cerutti

“PETITE MAMAN” DI CéLINE SCIAMMA

Il ticchettio di un orologio accompagna i titoli di testa. Compare una donna anziana: “Alexandrie”. La donna suggerisce a una bambina la risposta alla domanda di un cruciverba. Nelly, la bambina protagonista del film, si alza e inizia a camminare, seguita in long take dalla macchina da presa, entrando nelle varie stanze a salutare le abitanti di una casa di riposo. Nell’ultima incontra la madre intenta a svuotare la camera della nonna della bambina appena deceduta. Nel prologo di Petite Maman di Céline Sciamma si trovano in nuce tutti i temi che caratterizzano il film: lo scorrere del tempo, il lutto, il dire addio.

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AVI MOGRABI – MASTERCLASS / “THE FIRST 54 YEARS – AN ABBREVIATED MANUAL FOR MILITARY OCCUPATION”

Il titolo della masterclass del regista israeliano Avi Mograbi, Breve manuale per liberare il cinema dal reale – incursioni documentarie di Avi Mograbi, è decisamente esplicativo. Riflette quello del suo film presentato nella sezione TFFDoc / Fuori concorso: The First 54 Years – An Abbreviated Manual for Military Occupation, e sottende il medesimo approccio: partire dalle immagini specifiche – nel caso della masterclass i lungometraggi Z32 (2008) e The First 54 Years, nel caso del film l’archivio di interviste dell’associazione Breaking the Silence – per ricavare nei rispettivi campi di pertinenza – la strategia militare e il cinema documentario – delle riflessioni più ampie e applicabili in contesti differenti.

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“C’È UN SOFFIO DI VITA SOLTANTO” DI MATTEO BOTRUGNO E DANIELE COLUCCINI

“Perché una donna non può chiamarsi Luciano?”
Lucy Salani

C’è un soffio di vita soltanto, presentato nella sezione “Fuori concorso / L’incanto del reale”, racconta la storia di Luciano Salani, la transessuale più anziana d’Italia, segnata dalla sopravvivenza al campo di concentramento di Dachau. Partendo dall’idea di realizzare un documentario sulla storia di una sopravvissuta, Botrugno e Coluccini si trovano di fronte a una figura che va ben oltre qualsiasi possibile incasellamento. Lucy è fluida, sfaccettata, aliena. Una fluidità che emerge fin dalla scelta di mantenere il proprio nome di battesimo: Luciano. La proposta di modificare ufficialmente il suo nome al femminile, fatta più volte a Lucy, ha sempre ricevuto infatti una risposta negativa. Il nome non viene visto come un’etichetta per definire il proprio gender, ma rappresenta la memoria dei propri genitori, una memoria che forgia la personalità di Lucy Salani.

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“ALL LIGHT, EVERYWHERE” DI THEO ANTHONY

Un occhio si rivolge alla camera. La camera entra per esaminare il nervo ottico da cui si dipartono i collegamenti verso il cervello mentre la fredda voce over spiega come esso sia responsabile della ricostruzione dei dati ricevuti. Una ricostruzione che però non è mai neutrale, ma sempre influenzata dalle strutture culturali in cui siamo immersi. La sequenza di apertura di All Light, Everywhere, espone da subito l’intento che sta alla base del saggio per immagini diretto da Theo Anthony: ribaltare la dialettica tra osservatore e osservato per dimostrare come storicamente sia stata celata dai portatori dello sguardo al fine di nascondere quanto a essa si leghi la gestione del potere.

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