Tutti gli articoli di Giacomo Bona

ITALIANA.CORTI

Contravvenendo a una elementare regola di buona educazione si parlerà prima degli assenti: i corti di finzione. È forse il limite più grande della sezione Italiana.corti, che toglie spazio alla fiction concedendolo esclusivamente al documentario, alla docufiction, al mockumentary. Tornando alle buone maniere per quanto riguarda, invece, i presenti, la linea della selezione è chiara: si parte da una base di realtà. Reale che può essere alterato, rielaborato, persino negato, ma che è punto di partenza imprescindibile. La realtà catturata mentre accade, in sostanza. 

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“A WHITE, WHITE DAY” DI HYLNUR PÁLMASON

A White, White Day è un giorno bianco come la neve e come la nebbia d’Islanda. Ma è anche nero come il noir, e rosso come il sangue. L’incidente (letteralmente) scatenante che crea i presupposti da cui prende vita il film è la morte della moglie del protagonista Ingimundur (Ingvar Sigurdsson), un poliziotto che vive e lavora in un piccolo villaggio islandese lontano da tutto e da tutti. Ingimundur reprime il dolore e lo confina dentro se stesso, cercando di contenerlo e neutralizzarlo. Ma non ci riesce.

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“STARFISH” DI A.T. WHITE

La sensazione che si prova nel perdere una persona cara è quella di rimanere soli al mondo, di essere gli unici in grado di capire il dolore. Per Aubrey (Virginia Gardner), oltre al dramma della morte della sua migliore amica Grace (Christina Masterson), si aggiungono i sensi di colpa per non esserle stata accanto negli ultimi momenti della sua malattia. Il rimorso, appunto, la spinge a forzare la porta dell’appartamento dell’amica e a trascorrere lì la notte dopo il funerale. Al suo risveglio il villaggio è deserto, silenzioso in un modo anormale. In strada alcune valigie abbandonate sulla neve, rottami metallici, scie di sangue.

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