Tutti gli articoli di Maria Cagnazzo

“SANTIAGO, ITALIA” DI NANNI MORETTI

La storia si costruisce attraverso le persone. Gli occhi, i volti e i racconti consentono, spesso più di ogni altro fattore, di avvicinarsi empaticamente a una causa, di abbracciarla o quantomeno di comprenderne la profondità. Santiago, Italia, il nuovo documentario di Nanni Moretti presentato come film di chiusura al 36º Torino Film Festival, è un risuonare di voci che, attraverso il montaggio, ricostruiscono un episodio storico, trasportando lo spettatore dal dolore a una sorta di amore compassionevole.

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“BLAZE” DI ETHAN HAWKE

Il racconto di una vita attraverso le parole e le note della musica. Questo è Blaze, film di Ethan Hawke presentato nella sezione Festa Mobile del 36º Torino Film Festival. È la storia del cantante country Blaze Foley, morto all’età di 40 anni per la sua troppa dissolutezza, o per il suo troppo coraggio.

La narrazione è un continuo andirivieni tra il passato ed il presente, si dipana infatti su 3 piani temporali differenti: la vita di Blaze prima del successo, insieme alla sua musa; il cantante dopo Sybil; gli amici che lo raccontano alla radio in seguito alla sua morte.

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“MATHIEU AMALRIC, L’ART ET LA MATIÈRE” DI ANDRÉ S. LABARTHE E QUENTIN MÉVEL

Mettere a nudo la propria arte lasciandosi filmare durante un processo creativo: Mathieu Amalric, l’art et la matière è un film di André S. Labarthe e Quentin Mével che scruta proprio in ogni sua sfaccettatura l’attore e regista Mathieu Amalric, mostrando allo spettatore il suo modo di lavorare e di inventare sul set del film Barbara.

Come ha dichiarato nel dibattito in sala Quentin Mével, i due registi hanno microfonato il loro protagonista per l’intera durata delle riprese, lasciando che un ingegnere del suono provvedesse ad avvisarli quando avvertiva un momento interessante o un’illuminazione di Amarlic.

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“SANS RIVAGES” DI MATHIEU LIS

A volte si possono incontrare per strada persone che non si conoscono e notare in loro uno sguardo perso e smarrito. Dal volto di un individuo possiamo immaginare la sua storia, da dove viene, cosa ha fatto, perché è solo.

Nel dibattito che ha seguito la proiezione di Sans Rivages, il regista Mathieu Lis ha parlato proprio delle suggestioni che possono venire dagli sconosciuti, suggestioni che lo riconducono al personaggio del suo film. Il protagonista infatti potrebbe essere l’emblema di uno di quegli uomini di cui non conosciamo la storia e Lis stesso ha affermato di non avere idea di quale possa essere stata la vita di Andrea, ma di aver seguito l’istinto nel raccontare gli eventi del film.

Sans Rivages  racconta di un uomo anziano la cui esistenza è in declino a causa dell’alcolismo. La narrazione si articola su due livelli: da un lato l’immaginazione, ovvero ciò che Andrea pensa di vivere durante i suoi deliri causati dall’alcool, e dall’altro la realtà, che lo mette di fronte alla sua solitudine e alle sue paure.

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“HEVI REISSU/HEAVY TRIP” DI JUUSO LAATIO E JUKKA VIDGREN

Spesso la vera essenza dell’umorismo è difficile da cogliere, e altrettanto spesso molti film che si propongono obiettivi umoristici risultano manchevoli nei loro propositi. Raccontare una storia semplice, rendendola pregnante solo grazie alla comicità è un’operazione particolarmente complessa.

Faccio questa premessa in quanto Heavy Trip, film finlandese presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival, mi ha dato, prima di tutte, l’impressione di essere totalmente e felicemente improntato sull’umorismo; ho captato, insieme agli altri spettatori che nella Sala 1 del Cinema Massimo ridevano ed applaudivano in un freddo mattino torinese, un’ironia che ha preceduto tutti gli altri possibili ragionamenti sul film.

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SOUNDFRAMES: LA MUSICA NEL CINEMA D’AUTORE

La musica rappresenta da sempre una delle forme espressive maggiormente capaci di donare, a chi ne fruisce, la possibità di immergersi in un mondo a sé stante: le note si mescolano con le emozioni, le accelerano, le inibiscono e le regolano. È interessante notare come questo carattere empatico della musica si accordi con un tipo di cinema che è stato, quasi sempre, in grado di veicolare attraverso le immagini una sensazione, uno stato d’animo: il cinema d’autore. In questo ambito, molti registi hanno spesso scelto di non accompagnare semplicemente le sequenze dei loro film con temi ripetitivi, come poteva accadere nel cinema classico hollywoodiano, ma di dare allo spettatore la possibilità di interpretare le immagini anche attraverso la melodia e il suono a esse legate, sfruttando la possibilità di dar loro un colore diverso .

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EVENTO SPECIALE FRONTE DEL CORPO – “MCKELLEN: PLAYING THE PART”

Il Lovers Film Festival ha organizzato per martedì 24 aprile l’evento speciale Fronte del corpo. Un dialogo tra Concita De Gregorio, giurata del Concorso internazionale lungometraggi e Lucia Mascino, membro  della giuria del Concorso internazionale documentari, in compagnia di Irene Dionisio, direttrice del festival, impegnate in un dialogo aperto con il pubblico sui confini del corpo attoriale

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FUTURE LOVERS – CONCORSO INTERNAZIONALE CORTOMETRAGGI #2

Il Lovers Film Festival rinnova il concorso Future Lovers, dedicato ai cortometraggi, al quale possono partecipare film italiani e internazionali di qualunque genere e formato. Il vincitore riceverà il Premio Fotogrammi Sovversivi, assegnato dalla giuria composta da studenti DAMS dell’Università degli Studi di Torino, coordinati da Massimiliano Quirico.

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“FAVOLA” DI SEBASTIANO MAURI

Lungo una scala elicoidale dai colori tenui scende una casalinga che indossa un vestito anni Cinquanta. Urla un nome: Lady. La donna cerca disperatamente la sua interlocutrice e mentre si accinge a esplorare la stanza chiacchiera incessantemente, dando l’impressione di rivolgersi ad una persona; Lady è invece un cane ed è anche impagliato. C’è dunque ben poco di cui parlare con una bestia senza vita. Così si apre la prima sequenza di Favola, film di Sebastiano Mauri, che sorprende lo spettatore fin dal primo istante. Continua la lettura di “FAVOLA” DI SEBASTIANO MAURI

“NO PANIC BABY” di LEO GABIN

Nella contemporaneità  la comunicazione  tra individui si riduce, nella maggior parte dei casi, ad un’interazione attraverso i mezzi digitali. Mezzi che veicolano informazioni in maniera compulsiva, mostrando allo spettatore situazioni e fatti di ogni genere.  Il sensazionalismo ha assunto ormai sfumature  più vaghe ed eterogenee: la notizia non è più rappresentata da un fatto di fondamentale importanza che tocca la società, e situazioni legate al quotidiano possono rivestire un ruolo sociale di primaria importanza.

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“RICCARDO VA ALL’INFERNO” di ROBERTA TORRE

Riccardo va all’inferno è un film di Roberta Torre che rivisita in chiave moderna il Riccardo III di Shakespeare. Un colore bianco quasi accecante irrompe sullo schermo; un ospedale psichiatrico scarno ed eccessivamenteilluminato ci trasporta in una bizzarra avventura all’insegna della musica e dei dissidi interiori di ciascun personaggio.

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“LET THE SUMMER NEVER COME AGAIN” di ALEXANDRE KOBERDIZE

Uno strumento a fiato suonato con incertezza ci apre la porta di un mondo sfocato, anch’esso incerto.

Let the Summer Never Come Again è interamente girato con un cellulare di vecchia generazione e la scarsa qualità dell’immagine emerge fin dall’inizio in maniera imponente. Il regista ricerca l’imprecisione, e noi siamo costretti a non sapere, a non poter osservare pienamente ciò che ci viene mostrato. Non c’è bisogno di vedere bene per capire il disagio che trasuda da ogni sequenza: è questa la poetica di cui è intriso il film.

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