Tutti gli articoli di Roberto Guida

“o beijo no asfalto” di murilo benicio

Un uomo sta morendo a San Paolo. È stato investito da un autobus e visione della gente accorsa è molto intensa. Un bacio sull’asfalto. Delicato, innocente, definitivo.

Ad esaudire quest’ultimo desiderio è Arandir, impiegato di banca e fedele marito. Sulla scena ci sono un giornalista scandalistico che intrattiene frequentazioni con la polizia e il suocero di Arandir.

La macchina del fango può partire.

Alla sua seconda esperienza da regista, Murilo Benìcio, noto in Brasile per alcuni ruoli in importanti telenovelas, dirige un’opera seconda di convincente e quasi inaspettata maturità, tratta dall’omonimo dramma di Nelson Rodrigues. Si tratta della terza trasposizione cinematografica del lavoro del drammaturgo pernambucano, che questa volta diventa una meta-narrazione che interseca teatro e cinema. Lunghe sequenze del cast che lavorano alla lettura del testo si alternano alle scene dell’universo diegetico, poi ancora macchina e operatori in campo e di nuovo quadri della totalità degli interpreti che provano lo spettacolo tra errori e risate. I limiti delle scene, come quelli dell’emotività dei protagonisti sono aleatori ed inconsistenti.

E Benìcio indaga il tutto con fare da reporter, con un bianco e nero giornalistico tra le vite dei suoi attori e le tragiche vicende dei “suoi” protagonisti.

L’opera è profondamente moderna e con forti assonanze con i drammi di Tennessee Williams: passioni intense e convulse guidano protagonisti insicuri e deboli che confezionano una colpa per giustificare le loro mancanze, mistificare la realtà e avvelenarla.

Così, anche un gesto leggero come quello di Arandir si trasforma in un becero scandalo del quale si nutrono le due figure tematiche fondamentali della condizione umana. Quella esterna, dell’istituzione, della polizia che è violenta, quasi malvagia, autoritaria nel controllo dell’opinione pubblica; e quella intima della famiglia che perde il suo statuto di focolare sicuro per diventare un luogo spaventoso dal quale fuggire.

Arandir è l’uomo moderno che rimane solo, abbandonato da chi dovrebbe aver cura di lui, per via di pregiudizi, in particolare quelli della società brasiliana che Benìcio racconta nella sua complessità e grande contraddittorietà.

“SEE KNOW EVIL” DI CHARLIE CURRAN

1994, Richard Avedon sta facendo alcuni casting video. Ci sono principalmente giovani. Ragazzi che vivono gli anni Novanta e che ben possono rappresentare un’epoca così intrinsecamente legata al concetto di generazione. Tra di loro spicca un diciassettenne dai denti sporgenti e i capelli biondi. Sono poche inquadrature. Rimango senza parole.

Ha un carisma inadatto alla sua età. Trasmette una forza inedita per un qualsiasi adolescente. Il suo sguardo è vivace nonostante sia circondato dall’artificiosità delle pareti di uno studio fotografico. Ha davanti a sé il più grande fotografo di moda della storia ed è come se stesse raccontando la sua giornata ad un amico d’infanzia.

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“PRETENDERS” DI JAMES FRANCO

“Jeanne cerca Paul”. Su molti quotidiani statunitensi degli anni Ottanta non era raro trovare annunci del genere: giovani e aspiranti Maria Schneider cercavano prestanti e aspiranti Marlon Brando per ricostruire le situazioni di passione erotica del capolavoro di Bertolucci. Terry e Phil, compagni alla scuola di cinema, ci passeranno entrambi. Sono disperati. Cercano conforto dalla perdita del comune amore Catherine: i tre sono cinefili incalliti, cresciuti nel momento in cui anche gli Stati Uniti scoprono la loro personale nouvelle vague, la Nuova Hollywood. La passione li guiderà per tutta la vita, senza però riuscire a renderli pienamente felici.

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“UNFORGETTABLES”, LA SEZIONE DI PUPI AVATI

“Quando stamattina mio fratello mi ha chiamato per dirmi di Bernardo, mi è mancato il fiato. Sapevo che stava immaginando di tornare a fare cinema. Questo sogno non si è realizzato”. A parlare è un commosso Pupi Avati, guest director del Torino Film Festival: “Il suo fisico non gli ubbidiva più ma la sua mente e la sua straordinaria progettualità non risentivano della malattia”.

Il ricordo del compianto Bernardo Bertolucci non poteva non aprire la seconda giornata dedicata a Unforgettables, retrospettiva dedicata ad alcune delle più tormentate vite degli eroi della musica. E nessuno meglio di Avati, grande ascoltatore di jazz e classica ma soprattutto clarinettista, poteva essere in grado di raccontare l’intimo rapporto che lega il cinema e la musica.

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“The Disaster Artist” di James Franco

Ci sono dei momenti particolari, molto rari nel mondo dello spettacolo, dell’arte come anche dello sport e più in generale nella società dei talenti così come la conosciamo e viviamo, così come ci viene venduta ogni giorno dai media. Si tratta di attimi in cui capitano delle vere e proprie anomalie, dei cortocircuiti, come se una forza superiore si stesse ribellando a questa imposizione che rende il successo e la gloria appannaggio esclusivo dei migliori, dei più bravi. Continua la lettura di “The Disaster Artist” di James Franco

“The Crescent” di Seth A. Smith

Una madre e suo figlio, soli in una casa dimenticata da Dio su una costa grigia e sabbiosa. È sempre dura superare un lutto. Beth spera che la calma della spiaggia possa riportare la normalità, possa essere un ritorno alla vita. Si lascia andare all’astrattismo multiforme e multicolore della sua arte ma ormai non sente più nulla. Le emozioni sono state spazzate via, si sono smarrite in quel mare che sembra trattenere ogni cosa nell’area del promontorio, senza lasciare via di fuga. I due sono circoscritti in un alone onirico nel quale le più strane presenze prendono vita, minacciando di separarli in nome di una verità superiore. Continua la lettura di “The Crescent” di Seth A. Smith

“SMETTO QUANDO VOGLIO – AD HONOREM” DI SYDNEY SIBILIA

“Sopox è la formula del gas nervino. Ecco a cosa gli serviva un cromatografo. ‘Sto pazzo si è messo a sintetizzare del gas nervino!” esclama Pietro Zinni nelle ultime scene di Masterclass, secondo capitolo della trilogia.

Con Ad honorem si chiude la saga diretta e scritta dal  giovane regista campano Sydney Sibilia che con questo terzo, esplosivo capitolo ci mostra le ultime fatiche della banda dei professori capitanata da Edoardo Leo, che interpreta un ex ricercatore di neurobiologia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

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“REVENGE” di CORALIE FARGEAT

Jennifer è la più dolce delle lolite: bella, sexy, ammiccante in ogni suo atteggiamento. Suscita i desideri più reconditi del suo amante, un ricco uomo d’affari, e dei suoi due soci ritrovatisi per una battuta di caccia in una lussuosa villa tra i canyon e il deserto. Al risveglio da una serata di baldoria la giovane donna subisce una molestia e decide di scappare scatenando l’ira dei tre che la rincorrono per il deserto gettandola al fondo di un burrone, convinti di averla uccisa. Ben presto i cacciatori scopriranno a loro spese di essere diventati prede: Jen, sopravvissuta e agguerrita più che mai, li troverà uno ad uno e otterrà la sua feroce, cruenta vendetta.

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