Archivi categoria: Altri Festival

CONCORTO FILM FESTIVAL 2019

Alternativa di pregio per contrastare la nostalgia di fine vacanze, Concorto Film Festival macina edizioni – dal 17 al 24 agosto si è svolta la diciottesima – e riscuote consenso di pubblico e critica con il suo programma interamente dedicato a valorizzare la forma cinematografica del cortometraggio. I dati confermano la bontà di questa operazione: 49 film in concorso, tra cui ben 13 prime italiane, provenienti da 30 paesi diversi, per un Festival votato all’internazionalità, la stessa piacevolmente avvertita durante le giornate. Le opere sono proiettate en plein air nella suggestiva cornice di Parco Raggio a Pontenure – una manciata di chilometri da Piacenza- che, con un arredamento misurato e ospitale, si colora di sfumature uniche.

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“The truth about killer robots” di di Maxim Pozdorovkin

Non bisogna farsi trarre in inganno dal titolo del documentario di Maxim Pozdorovkin The Truth About Killer Robots: non ci troviamo davanti a un lavoro di science fiction in cui le macchine si ribellano e uccidono gli umani, e quella a cui assistiamo è un’invasione graduale e più subdola. Il regista utilizza il pretesto dell’indagine sulla morte delle prime vittime di intelligenze artificiali per mostrarci come la tecnologia stia evolvendo, trasformando totalmente il nostro modo di fruire di determinati beni e servizi.

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“Take Light” di Shasha Nakahai

Tra i grandi paradossi che segnano il continente africano vi è quello dell’inaccessibilità ai servizi basilari nonostante la grande disponibilità di risorse prime. È questo il caso della Nigeria che, nonostante possieda la più grande riserva di gas naturale in Africa e sia il maggior produttore di energia elettrica, può garantire accesso alla linea elettrica a meno del 50% della sua popolazione, e anche questo 50% ne può disporre per limitate fasce orarie, spesso interrotte da improvvisi blackout e malfunzionamenti.

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UBIQUiTY di Bregtje van der Haak

Tutti parlano dei benefici che le innovazioni tecnologiche portano alla società, molti ne discutono gli effetti alienanti, pochi si soffermano sui danni che provocano alla salute dell’uomo. È proprio quest’ultimo punto che si concentra Ubiquity, documentario che la regista olandese Bregtje van der Haak ha presentato alla ventiduesima edizione di Cinemambiente, pregando gli spettatori in sala di spegnere i telefoni cellulari prima dell’inizio della proiezione.

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FESTIVAL DI CANNES 2019

Si è chiusa sabato 25 maggio la 72esima edizione del Festival di Cannes, in cui l’Asia ha trionfato per il secondo anno consecutivo. Dopo la vittoria nella passata edizione del giapponese Kore’eda, la Palma d’Oro è stata infatti assegnata al regista sud-coreano Bong Joon-ho, che con Parasite conferma la sua abilità nel reinterpretare il cinema di genere.

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FLORENCE KOREA FILM FESTIVAL

Report di ARIANNA VIETINA

Si è svolto a Firenze dal 21 al 29 marzo il Florence Korea Film Fest, punto di riferimento per gli appassionati del cinema coreano in Italia. Questa manifestazione punta i riflettori su una cinematografia sempre più studiata e apprezzata in Occidente, grazie soprattutto all’ultima New Wave. Autori come Park Chan-wook, Kim Ki-Duk, Hong Sang-soo e Bong Joon-ho hanno reso il cinema coreano diffuso e popolare in tutto il mondo, grazie all’attenzione loro riservata dai festival internazionali che per primi si sono accorti della loro rilevanza, tra cui la Mostra del Cinema di Venezia, e i festival di Cannes e Berlino. Perché il cinema coreano contemporaneo è così interessante anche per gli spettatori occidentali?

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“A MOZZARELLA NIGGA” DI DEMETRIO SALVI

Il Torino Underground Cinefest, giunto alla sua sesta edizione, è un festival che dimostra quanto si possa riuscire a fare cinema anche senza grandi produzioni alle spalle: il documentario A Mozzarella Nigga di Demetrio Salvi si colloca proprio in una dimensione povera di strumenti ma ricca di contenuti. La scelta produttiva, ovvero quella di raccontare una storia con un budget davvero irrisorio, di soli mille euro, è frutto di una tensione artistica forte, tesa alla libertà: mettere a disposizione i propri (pochi) soldi vuol dire essere liberi di mostrare ciò che più si desidera, senza limiti, costrizioni e obblighi imposti da una produzione.

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“EVERYTHING IS BETTER THAN A HOOKER” DI OVIDIE

Quando si parla di Svezia, si parla della madre della Scandinavia. Si parla della nazione che ha guidato il nevoso settentrione, l’apice benestante della civiltà occidentale. È lo Stato Sociale per eccellenza, il modello da seguire. In Scandinavia un uomo che uccide settantasette persone (vedi Anders Breivik) è condannato a ventuno anni di carcere. È un sistema da emulare: hanno le scuole migliori, gli ospedali migliori, gli stipendi migliori… È una favola quasi utopica, sembra che nessuno stia male in Svezia. Ma Ovidie (che aprì IL Fish & Chips Festival nel 2018), l’occhio dietro la cinepresa di Everything is Better than a Hooker, vuole raccontare un’altra Svezia. 

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“THE ARTIST AND THE PERVERT” DI BEATRICE BEHN E RENÉ GEBHARDT

Georg-Fredrich Haas, per chi non lo sapesse, è uno dei più influenti compositori del XXI secolo, uno dei pochi musicisti che vede innalzare una propria opera a capolavoro mentre è ancora in vita. È un artista sofisticato ma non intellettuale, che beve venti caffè mentre lavora quindici ore al giorno nel suo appartamento a New York.

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“BEDBUGS” DI JAN HENRIK STAHLBERG

Rocky (Jan Henrik Stahlberg, regista e sceneggiatore del film) è un consumato Don Giovanni di mezz’età che vive con il suo cane –ovviamente un segugio – in un appartamento bohémien con poster di Mirò alle pareti, legge Philip Roth prima di addormentarsi, frequenta palestre e centri benessere dove mette in atto tecniche di seduzione obsolete e imbarazzanti. Thorben (Franz Rogowsk) è un giovane socialmente disadattato a causa dell’ossessione per il sesso e – nello specifico – per il porno, che vede nella donna una semplice valvola di sfogo per i propri impulsi, e i cui approcci con le donne sono aggressivi e disumani al punto di costargli una denuncia per tentato stupro.

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“TOUCH ME NOT” DI ADINE PINTILIE

Il corpo, l’imperfezione, il piacere e il rapporto che ognuno ha con la propria sessualità.
Sin dalla prima lunga carrellata su un (villoso) corpo maschile nudo che apre il film, la giovanissima regista rumena suggerisce allo spettatore quali saranno i temi trattati, rimaneggiati, esplorati e combinati durate le due ore successive.

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“WE” DI RENE HELLER

We è la storia di otto ragazzi, di un paese di campagna al confine, di un’età che è un confine: un solo passo per entrare nel mondo degli adulti. Racconta quella fase della vita in cui si sa tutto, in cui non si sa niente, in cui, forse, alcuni di loro sanno anche troppo.

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“PORTRAITS OF ANDREA PALMER” DI C. HOUSTON E J. LYONS

Uno sguardo sul degrado umano attraverso gli aspetti più perversi delle sue manifestazioni, un perturbante incubo di angoscia e miseria girato in 16mm. Nonostante la tragicità del soggetto risulta arduo definire Portraits of Andrea Palmer un film drammatico: che si guardi allo script oppure alla regia, immediatamente si ritrovano i canoni di appartenenza allo splatter e all’exploitation; i buchi di sceneggiatura sono colmati da ampie ed esplicite sequenze di sesso, violenza e autolesionismo che vanno a costituire il reale corpo del film; gli attori sono non professionisti – e si vede -, la fotografia è sciatta e la regia appare a tratti improvvisata.

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“SUPERPINA. GUSTOSO E’ QUANDO A GENTE FAZ” DI JEAN SANTOS

Superpina è nato come corto e viene riproposto da Jean Santos al Fish & Chips 2019 in forma di lungometraggio.

La storia ha molti protagonisti e non ne ha nessuno allo stesso tempo; protagonista è il quartiere di Pina, e più ancora il suo supermercato, attorno a cui ruotano le vicende dei personaggi principali.

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“THE OPENING OF MISTY BEETHOVEN” – “A BOCCA PIENA” DI RADLEY METZGER

Andare al cinema per vedere un vero e proprio film pornografico è un’esperienza lontanissima dall’odierna fruizione del porno. Oggi, la visione si limita a un video di una manciata di minuti, fruito in solitudine. Immagini di sesso amatoriale o fin troppo finto, come sono finti gli orgasmi, finte le prestazioni. Sesso come un fast food, funzionale alla gratificazione immediata. Rituale certamente molto diffuso, ma circondato dallo stesso tabù di un tempo. Così, quando arriva il momento di sedersi al proprio posto nel buio della sala cinematografica, sembra quasi surreale che il pubblico sia composto da uomini e donne di ogni età, gomito a gomito. La sensazione è quella di star prendendo parte ad un rituale vecchio di quarant’anni,  che appartiene a un momento storico di rivoluzione sessuale, in cui il film pornografico era un prodotto concepito con potenzialità proprie, destinato a specifici luoghi e pubblici.

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“INTERSECTIONAL VIEWS” DI ANDREA SILVESTRO E STEFANO STEFANINI

“Non mi è mai stato detto di essere attraente nonostante il colore della mia pelle”.
“Non ho mai ricevuto insulti o violenze per il mio orientamento sessuale”.
“Non mi è mai stata negata un’opportunità lavorativa a causa del mio genere”.
In una società sistematicamente ingiusta, poter fare questo tipo di affermazioni equivale a un privilegio. Cos’è quindi l’intersezionalità e perché è così importante parlarne?

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“STRAWBERRY BUBBLEGUM” DI BENJAMIN TESKE

Lucy ha 17 anni e sta attraversando quel momento della vita tipico di ogni adolescente in cui le imposizioni genitoriali iniziano a stare strette e si avverte la necessità di rompere con il passato e crearsi una propria identità. La scintilla che accenderà in lei il fuoco del cambiamento è la scoperta che la severa e rigida madre ha recitato in svariati film porno tedeschi a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90. Continua la lettura di “STRAWBERRY BUBBLEGUM” DI BENJAMIN TESKE

“MY FUCKING PROBLEM” DI ANNE VAN CAMPENHOUT

Nonostante la grande diffusione del vaginismo nel mondo femminile, si tratta di una patologia che resta ancora nell’ombra, di cui le donne parlano con estrema difficoltà e di cui molti non conoscono affatto l’esistenza. Perché chi soffre di vaginismo non è colpito da un’ossessione incontrollabile per l’organo femminile, tutt’altro. Il vaginismo è un processo psicofisiologico complesso che impedisce qualsiasi penetrazione vaginale. L’atto sessuale è dunque impossibile, il pene non riesce ad entrare senza provocare dolore; gli organi genitali sono normali ma, a qualsiasi tentativo di penetrazione (persino gli esami vaginali devono essere effettuati, talvolta, sotto anestesia) l’apertura vaginale si serra con una contrazione involontaria dei muscoli.

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“VEM SKA KNULLA PAPPA?” DI LASSE LÅNGSTRÖM

Vem ska knulla pappa? (Who will fuck daddy?) è un titolo che rimarrà impresso per un po’ di tempo nella mente di coloro che hanno avuto la (s)fortuna di imbattersi in questo film. Antiffa Vänsterfitta e Lasse Långström sembrano non voler porre freno alle loro fantasie e depravazioni, conducendoci in un viaggio altrimenti difficile da immaginare. Una sorta di favola queer con la Q maiuscola, da inserire nel panorama undeground LGBT svedese, ambientata in una foresta misteriosa e fatata, in cui dominano le tinte del rosa, del viola, tra una popolazione totalmente al femminile. Continua la lettura di “VEM SKA KNULLA PAPPA?” DI LASSE LÅNGSTRÖM