Archivi categoria: TFF 39 – 2021

“INMERSIÓN” DI NICOLÁS POSTIGLIONE

La gita in barca di un padre insieme alle sue due figlie si trasformerà presto in un incubo. È questa la semplice premessa su cui si costruisce Inmersión, lungometraggio d’esordio del regista cileno Nicolás Postiglione che indaga ciò che c’è sotto la superficie dei suoi personaggi. «È un peccato non venga più nessuno qui»  commenta il padre osservando con nostalgia i luoghi in cui è cresciuto, ora apparentemente disabitati. Eppure, l’equilibrio precario dei tre protagonisti è definitivamente sconvolto proprio dall’incontro con alcuni naufraghi che, accolti a bordo dell’imbarcazione, iniziano a destare nel padre il timore che le loro vite siano in serio pericolo.

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TORINO 39 CORTI

Il Torino Film Festival nell’ultimo biennio ha dato nuova linfa alla categoria dei cortometraggi, rientrati in competizione ufficiale dalla scorsa edizione e quest’anno protagonisti di una interessante novità. Ognuno dei dodici film selezionati da Daniele De Cicco, infatti, ha accompagnato uno dei lungometraggi in concorso durante le rispettive proiezioni nei giorni del festival. Un segnale di attenzione e rispetto verso una pratica sempre più viva in Italia e che ritrova la sua centralità nella rassegna torinese.

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“LA NOTTE PIù LUNGA DELL’ANNO” BY SIMONE ALEANDRI

Article by Giulia Seccia

Translated by Lorenzo Papa

“You must go on. I can’t go on. I’ll go on.”
Samuel Beckett


In Potenza, during the night of the winter solstice – the longest night of the year – a woman is dissatisfied with her job, three boys are trying to escape adulthood, a corrupt politician is attempting to achieve some sort of salvation, and the heart of a young boy gets broken. These are the stories that Simone Aleandri’s film, out of competition at the Turin Film Festival, weaves together; stories of characters in crisis, unstable, different stories that converge, however, in the same place: a gas station, the place where the film begins.

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“LOS PLEBES” DI EDUARDO GIRALT ED EMMANUEL MASSU’

Los plebes, il documentario presentato nella sezione “Le stanze di Rol” del TFF, s’immerge nell’intimità dei giovani sicari millennial che vagano per Sinaloa, in Messico, al servizio dei narcotrafficanti, mostrandone le passioni e le speranze per il futuro. E, soffermandosi sull’uso che questi assassini in erba fanno dei social network per raccontare la loro doppia vita, la storia problematizza i media e offre una profonda riflessione sulla morte.

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“LUZ VIAJE OSCURO” BY TIN DIRDAMAL, EVA CADENA

Article by Niccolò Buttigliero

Translated by Mattia Prelle

A 64 minutes and 1.700 kilometers long train trip that swings between light and darkness, plumbing a metaphysical Vietnam. It moves through the 17th parallel – the most bombed place in the world – and the Ruc settlement, a population who fans the holy fire whose extinction would cause the extinction of the world too.

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BETWEEN PERFORMERS AND SCREEN: TFF’S MASTERCLASSES DEDICATED TO THE ACTOR

Article by Sara Longo

Translated by Stefania Frassetto

It may seem like cinema does not live off-screen. It appears like a chimera that exists only when you are looking at it; but that is not true: behind every film there is an organic and heterogeneous group of people working non-stop to bring back the magic, finally, to the theatres. Through the three Masterclasses dedicated to the figure of the actor in the setting of the Turin Film Festival, it was possible to create an interesting confluence of acting and the figures that gravitate around it, offering an in-depth analysis on the several field jobs that support the performers throughout their growth.

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“BLOOD ON THE CROWN” DI DAVIDE FERRARIO

7 giugno 1919: la piccola nazione di Malta decide di non abbassare nuovamente la testa a favore dell’Impero britannico, ribadendo la propria voglia di indipendenza. E tra gli anfratti cittadini, i tetti delle case e le piazze dell’isoletta al largo della Sicilia, comincia a sgorgare il sangue quando gli inglesi imbracciano le baionette e cominciano a imporre la loro legge.

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“ALONERS” DI HONG SEONG-EUN

Impiegata modello nel call center di una compagnia di carte di credito, Jina (Gong Seung-yeon) è una ragazza schiva e riservata, saldamente ancorata alle proprie abitudini, al placido susseguirsi di luoghi e gesti che scandiscono le sue giornate, divise tra il suo piccolo appartamento di ringhiera e il luogo di lavoro.

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THE EDGE OF DAYBREAK DI TAIKI SAKPISIT

La sezione Incubator del TFF39 presenta il primo lungometraggio del regista thailandese Taiki Sakpisit. Partendo da un neo sul collo, passando al corpo di una bimba in fin di vita, fino ad arrivare ad un candido vestito bianco, il regista realizza il gelido affresco di un’inquietudine profonda trasformandola in pura poesia.

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“RIEN À FOUTRE” DI JULIE LECOUSTRE ED EMMANUEL MARRE

Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre presentano fuori concorso il loro primo lungometraggio, una storia che si muove lungo un doppio binario: la rappresentazione quasi documentaristica degli assistenti di volo di compagnie low-cost e l’analisi introspettiva della protagonista, che non riesce a elaborare un lutto.  

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“GROSSE FREIHEIT” DI SEBASTIAN MEISE

Un fiammifero che si accende nella completa oscurità. Questo è il simbolo su cui si regge Grosse Freiheit / Great Freedom, film diretto da Sebastian Meise in concorso al Torino Film Festival, che a Cannes ha vinto il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard, e che verrà presentato dall’Austria come candidato agli Oscar 2022. Sguardi mantenuti nel tempo e tocchi evidenziati da inquadrature ravvicinate scandiscono il film del regista austriaco, insieme a sentimenti espressi tramite passaggi di sigarette, messaggi nascosti nelle pagine forellate di una Bibbia e parole taciute. 

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COMING HOME IN THE DARK DI JAMES ASHCROFT

“Le stanze di Rol”, sezione parallela del TFF39 dedicata al cinema di genere, si apre con Coming home in the dark che fin dall’inizio mette in guardia lo spettatore. La famiglia Hoaganraad, in gita in un isolato tratto di costa neozelandese, si imbatte in due misteriosi vagabondi, e il dubbio è subito posto: questo incontro è stato minuziosamente pianificato o non è altro che un crudele scherzo del destino?

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“SI PUDIERA DESEAR” ALGO BY DORA GARCIA

Article by Alice Ferro

Translated by Giulia Baldo

“Somos malas, podemos ser peores” We are evil, we can be even more evil.

The notes of a trumpet in the silence of a recording room seem to foretell the roar of an earthquake. This is how Dora Garcia’s documentary opens, almost concealing – albeit temporarily – the disruptive force of what it will be its main subject. Music is, indeed, the seed of this work, whose title is the Spanish translation of “Wenn ich mir was wünschen dürfte”, a song by the German composer Friedrich Holländer… if I could desire something. The delicate recording sessions alternate with the intense images of the feminist movement’s fights, which have overwhelmed Mexico City for five years. The disappointment and the unheard suffering of women have been going on for so long that the sadness, the vulnerability derived from abandonment have transformed in shield and sword at the same time. This is what the song communicates, echoing for the entire duration of the film.

Mexico, torn apart by femicides and continuous disappearings, is the centre of a global plague, of a social emergency which has to be narrated as the product of a centuries-old culture and not as the result of few, isolated cases. “Every minute of every week they kidnap our friends, they kill our sisters” sing the women of Mexico City, showing their green handkerchiefs in support of legal abortion or the colourful signs which symbolize, one by one, the rights they claim. The march is irrepressible, it permeates the city and then resolves itself into destruction: the only weapon these women have left in order to be heard. It is through union that the individual vulnerabilities interweave in a defence network which allows women and little girls to reclaim the street, a place so ordinary, and yet almost prohibited to the one who walks alone. And it is precisely to those lonely women that the chants are addressed: “You are not alone”, “If they touch one, we will all answer”, “Yes, I believe you”.

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“MOLOCH”, DI ALEKSANDR SOKUROV

Moloch (1999), Taurus (2001), Il Sole (2005), Faust (2011). Quando Aleksandr Sokurov fa riferimento alla sua tetralogia, anche solo alludendovi fuggevolmente, in un istante comprendiamo che non possono esservi dubbi: si tratta di un unico organismo estetico. Complesso, ma unitario. Un corpus coerente, inscindibile nelle sue singole parti. La follia di Hitler, la malattia di Lenin, la de-divinizzazione di Hirohito: tutte fluiscono l’una nell’altra, convergendo, coadiuvate dalla putrescenza di Faust. Un’epopea della deformazione e del collasso – fisico e ideologico a un tempo – che, paradossalmente, fa corpo.

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“JANE PAR CHARLOTTE” DI CHARLOTTE GAINSBOURG

«Riprenderti con la videocamera è solo una scusa per guardarti», dice Gainsbourg a Birkin, con quel suo tono dolce e pacato, in una delle prime scene di Jane Par Charlotte, film presentato in anteprima alla 74ª edizione del Festival di Cannes – e riproposto al TFF39 nella sezione Surprise. Il film oltrepassa subito i freddi confini del documentario biografico assumendo la forma di una conversazione intima e sensibilmente viva tra madre e figlia, dove lo iato tra queste due identità (così come quello tra biografia e autobiografia) si fa sempre più labile, fino a coinvolgere anche Joe, la figlia più piccola di Charlotte.

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“DER MENSCHLICHE FAKTOR” BY RONNY TROCKER

Article by Valentina Velardi

Translated by Giulia Baldo

«I have the impression that the more massive our communication is, and the more we consume points of view and opinions, the more superficial that communication gets». This is how Ronny Trocker comments on the subject of his film which, by observing the reactions of the different members of what seems to be the perfect German family  – educated, wealthy and bilingual – following a little break-in at their beach house, examines human relationships and the dynamics, often disfunctional, underlying them.

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“ITALIA, IL FUOCO E LA CENERE” DI OLIVIER BOHLER E CÉLINE GAILLEURD

Italia, il fuoco e la cenere si presenta come un viaggio poetico e onirico attraverso le dive, i fantasmi, le luci e le ombre del cinema muto italiano. Ne esplora l’essenza più materica, avvicina la propria lanterna alla carne, ai corpi, alle spalle scoperte nella penombra, agli sguardi penetranti, alle convulsioni febbrili delle dive. La componente erotica è centrale: il cinema faceva tremare i benpensanti, nelle sale buie permetteva a donne e uomini di mescolarsi. L’esplorazione cinematografica diventa esplorazione storica e dipinge la realtà di un paese in continuo mutamento, dalle scene pompose e splendenti alla decadenza e all’abisso del fascismo che si avvicinano inesorabili.

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“LIEVITO” DI CYOP&KAF

Il duo di street artist napoletani Cyop&kaf torna al cinema con un nuovo documentario, dopo il premiato Il segreto (2013), presentato alla 31esima edizione del Torino Film Festival. Il nuovo film, Lievito, è il risultato di una riflessione ventennale. Seguendo con la telecamera le giornate di una colonia estiva, un laboratorio teatrale all’interno di uno spazio museale e un dojo di judo, i registi si interrogano sulle pratiche educative, partendo dal grado zero della relazione allievo-maestro.

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