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Report

“Voci dall’universo” di Davide Livermore e Paolo Gep Cucco

Martedì 18 maggio è stata presentata l’istallazione multimediale Voci dall’Universo, visitabile gratuitamente dal pubblico nel cortile del Rettorato dell’Università di Torino fino al 7 giugno. Per l’occasione gli ideatori dell’opera, Davide Livermore e Paolo Gep Cucco, hanno tenuto una lezione presso l’Aula Magna della Cavallerizza Reale, che si è rivelata una profonda riflessione sulla loro carriera, sulla loro poetica e su alcuni temi di attualità. 

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PIETRO MARCELLO – MASTERCLASS a Visions du Réel

In occasione della sua 52° edizione, Visions du Réel – Festival Internazionale del Cinema di Nyon ha dedicato una retrospettiva al regista italiano Pietro Marcello, i cui pluripremiati film, tra cui La bocca del lupo (2009), Bella e perduta (2015) e Il passaggio della linea (2006) sono stati presentati nella sezione Atelier. Il cinema di Marcello è stato anche protagonista di una masterclass mediata da Rebecca De Pas e in collaborazione con HEAD – Ginevra. 

Durante la masterclass, Pietro Marcello ha parlato della sua carriera e della sua singolare visione di cinema, partendo dal racconto degli studi di pittura in Accademia e della sua esperienza al centro sociale napoletano DAMM, in cui fino al 2003 ha organizzato eventi cinematografici. L’esperienza sociale – fondamentale nella sua formazione di ‘artigiano’ – e la consapevolezza di “non essere così bravo” nella disciplina pittorica, hanno maturato nel regista il bisogno di stare tra le persone e di raccontare le loro vite e le loro storie attraverso il mezzo documentario. 

Parlando di La bocca del lupo (2009)il film che lo ha consacrato al pubblico internazionale, Pietro Marcello spiega come il suo lavoro parta dall’osservazione e da una costante ricerca dell’imprevisto. Il suo cinema, un ‘felice ripiego’ come lui stesso lo definisce, nasce sempre da un’inchiesta: “I miei film non si possono scrivere se non parti da un’inchiesta, al massimo posso avere un canovaccio. Per me è importante capire cosa vado a fare”. Il regista non crede nello sviluppo della scrittura attraverso il documentario, perché nel cinema esiste sempre una trasposizione filmica il cui progresso, spesso, finisce con l’infrangere le promesse poste dalla sceneggiatura. La scrittura per il cinema è un’opera incompleta perché durante le riprese muta e si evolve, fino a trasformare letteralmente il prodotto filmico; come dice lo stesso regista, “la scrittura di una scena termina nel momento esatto in cui finisci di filmarla” e per questa ragione è essenziale avere metodo, ovvero imparare a gestire l’imprevisto, anche (e soprattutto) attraverso il montaggio in macchina. 

Legato alla pittura, alla letteratura, alla piccola e alla grande Storia e all’archivio (“tutto è archivio, anche quello che faccio io”), il cinema di Pietro Marcello è spesso nostalgico di una bellezza perduta, ed è capace di un grande potere evocativo e comunicativo. Così come i suoi lavori, il regista afferma di non sentirsi ancora definito, ma in una fase di crescita continua: “È difficile per me avere un giudizio su ciò che faccio. Credo in un cinema imperfetto e amo il cinema di cuore; è necessario continuare a fare ricerca, perché il dubbio è ninfa vitale”. 

Carola Capello

MASTERCLASS. “FILM AND SOCIAL JUSTICE” E “FORMARE LE NUOVE GENERAZIONI DI FILMMAKER E ATTIVISTI”

Si sono svolte il 25 e il 26 novembre le ultime due masterclass organizzate in occasione del 38 Torino Film Festival, a cui hanno potuto partecipare alcuni studenti dell’Università degli Studi di Torino e del Politecnico di Torino.

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“HOCHWALD” BY EVI ROMEN

Article by Cristina Danini

Translated by Nadia Tordera

To die is not difficult. Difficult is the life of those who remain, after death has passed in front of them; and Mario learned this in the hard way..

Mario (the very young Thomas Prenn) is young and handsome and he loves to dance. But Mario is not Lenz (Noah Saavedra), the young promise of the country, even more beautiful and talented than him. Mario survived so he will be asked to the bitter end why he is not the one who died in place of Lenz, victim of an attack in Rome.

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“HOCHWALD” DI EVI ROMEN

Il difficile non è morire. Difficile è la vita di chi resta, dopo che la morte gli è passata davanti; e questo, Mario l’ha imparato a sue spese.

Mario (il giovanissimo Thomas Prenn) è bello, giovane, ama danzare. Mario però non è Lenz (Noah Saavedra), la giovane promessa del paese, ancora più bello, ancora più talentuoso. Mario è sopravvissuto e gli verrà domandato ad oltranza perché non è lui ad essere morto al posto di Lenz, vittima di un attentato a Roma.

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MASTERCLASS. “SPEDIZIONE TORINESE” CON ALEKSANDR SOKUROV E I SUOI ALLIEVI

La seconda Masterclass del 38° Torino Film Festival si è svolta domenica 22 novembre e ha ospitato il regista Aleksandr Sokurov e i suoi allievi dell’Università Statale di San Pietroburgo. Come precisato da Alena Shumakova, curatrice dell’incontro, il maestro Sokurov non ha bisogno di molte presentazioni: autore di documentari, elegie e film innovativi (fra i tanti, Arca russa, 2002), è uno dei più importanti registi russi. In questa sede, comunque, Sokurov ha preferito dare rilievo alla sua attività didattica, lasciando spazio al dialogo tra i suoi studenti e quelli dell’Università e del Politecnico di Torino. Questi ultimi, infatti, hanno potuto visionare in anteprima Il tempo degli inizi (2020), l’insieme di cortometraggi realizzati dagli allievi russi. In merito a queste opere, il maestro ha precisato che nel suo percorso di docente cerca sempre di non influenzare gli studenti con la sua personale visione di cinema; ogni studente presenta caratteristiche e influenze diverse, che vanno coltivate e preservate. Gli studenti a loro volta hanno confermato questo modus operandi: il maestro apre orizzonti di possibilità, senza mostrare esempi concreti. 

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MASTERCLASS WOMEN IN CINEMA: LE VOCI IN EVOLUZIONE DELLE DONNE NEL CINEMA

Si è svolta sabato 21 novembre la prima Masterclass del 38º Torino Film Festival. L’evento, mediato da Fedra Fateh, vicedirettrice del Festival, ha visto come protagoniste Waad Al-Kateab, giornalista e filmmaker, e Homayra Sellier, fondatrice dell’ONG Innocence in Danger. Le due ospiti, che sono anche parte della giuria del festival (quest’anno tutta al femminile), hanno raccontato come le loro vite si siano intrecciate al mondo cinematografico; in quanto donne, l’incontro con il cinema è risultato fondamentale per dare voce alle loro cause. Waad Al-Kateab ha realizzato il documentario For Sama (co-diretto con Edward Watts), ovvero un’emozionante lettera d’amore rivolta alla figlia per spiegarle la guerra in Siria e le ragioni che l’hanno spinta a restare ad Aleppo fino all’ultimo. Homayra Sellier, invece, ha fondato la sua organizzazione per fornire assistenza di ogni genere alle vittime di abusi sessuali. In entrambi i casi la narrazione cinematografica è stata l’occasione fondamentale per mettere in luce argomenti spesso evitati o posti in secondo piano. 

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TORINO JOB FILM DAYS

Nell’ambito delle celebrazioni di “Torino città del cinema 2020”, dal 21 al 23 settembre, presso il cinema Massimo, si è svolta la prima edizione dei “Torino Job Film Days”, festival dedicato ai diritti dei lavoratori, ma non solo.

Nato in occasione del settantesimo anniversario dello Statuto dei Lavoratori, il festival, diretto dalla dottoressa Annalisa Lantermo, medico del lavoro e dirigente della ASL di Torino, si è configurato infatti sia come un vero e proprio concorso aperto a cortometraggi documentari o di fiction dedicati, in varia forma, alla tematica, sia come un momento di riflessione sulla rappresentazione del lavoro nel cinema e sulla professioni fel cinema, in particolare nella tribolata fase post-pandemia di COVID-19.

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MASTERCLASS – JULIEN TEMPLE

Si è svolta venerdì 21 febbraio, nella splendida cornice dell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana, la seconda delle masterclass organizzate per celebrare Torino città del cinema. Ospite della serata è il regista Julien Temple, un artista che ha da sempre legato la sua opera cinematografica al mondo della musica e che, per questo motivo è stato scelto per l’apertura del festival Seeyousound. È stato infatti il suo ultimo lungometraggio ad aprire l’evento: Ibiza. The Silent Movie, un’opera sperimentale in cui il regista indaga l’isola famosa per la club-house attraverso un film muto, accompagnato dalla partitura musicale di Fat Boy Slim. Un viaggio alla riscoperta della storia di quella che lui stesso ha definito come “un’utopia fallita”.

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MASTERCLASS – AMOS GITAI

Il 2020 è un anno importante per Torino, che diventa “Città del Cinema” in occasione del ventesimo anniversario dell’apertura del Museo Nazionale del Cinema nella Mole Antonelliana e della nascita di Film Commission Torino Piemonte. Nel ricco programma di eventi che accompagnerà le celebrazioni, la suggestiva Aula del Tempio del Museo si fa cornice di venti Masterclass con grandi maestri del cinema internazionale, inaugurate ieri, 28 gennaio, alle 18:00 dal direttore del museo Domenico De Gaetano. Il protagonista e ospite di eccezione della prima Masterclass è stato il regista israeliano Amos Gitai. Con lui ha dialogato la critica cinematografica Grazia Paganelli, supportata dalla prontissima traduttrice Gigliola Miglietti.

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PREMIO MARIA ADRIANA PROLO A LORENZO VENTAVOLI

Quando si parla di cinema a Torino c’è un nome che ritorna spesso: Lorenzo Ventavoli. Siamo abituati a parlare di registi, di attori, di produttori, mentre si parla molto meno di esercenti e pionieri nella divulgazione delle opere cinematografiche. Lorenzo Ventavoli è uno di questi, una figura poliedrica fondamentale per il cinema a Torino e in Italia, e che per questo è stato premiato il 23 novembre dall’Associazione Museo del Cinema con un premio alla carriera Maria Adriana Prolo. 

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PREMIO DAMS A VLADIMIR GOLOV (“DYLDA”)

Per la prima volta nella storia del Torino Film Festival, il DAMS viene chiamato a partecipare attivamente alla composizione del palmarès della trentasettesima edizione. Il premio è dedicato alla figura, spesso sottovalutata, del casting director, colui che, in base alle specifiche necessità del copione, è chiamato a selezionare gli attori che parteciperanno alla produzione di un film.

Cinque studenti del Corso di studi – Niccolò Buttigliero, Dario Cerbone, Camilla Fusato, Stefano Tropiano e Chiara Varese – coordinati dalla professoressa Maria Paola Pierini, docente di Tecniche dell’attore, hanno visionato tutti i film in concorso per decidere quale tra essi disponesse della maggiore coerenza tra attori e copione. La giuria ha assegnato il premio a Vladimir Golov, casting director di Dylda di Kantemir Balagov.

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“SI PUÒ FARE!”: RETROSPETTIVA SUL CINEMA HORROR CLASSICO

La celebre battuta pronunciata da Gene Wilder in Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks è stata scelta come titolo per la retrospettiva che il Torino Film Festival 37 ha dedicato al cinema horror classico. Trentasei film che attraversano un periodo di cinquant’anni, dal 1920 al 1971.

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“PADRONE DOVE SEI”, “MEGREZ”, “LA NOTTE SALVA”, “LA PELLE DEL TEMPO”

Nel pomeriggio di giovedì 28 novembre il Torino Film Festival ha presentato, nella sua sezione più sperimentale e ardita,  un blocco di quattro film di autori italiani, rispettivamente Carlo Michele Schirinzi, Mauro Santini, Giuseppe Boccassini e Salvo Cuccia. Sperimentazione è proprio la parola d’ordine necessaria per capire le scelte che hanno portato i selezionatori ad inserire queste opere nel festival, opere difficili e metaforiche che provocano apertamente l’osservatore con l’obbiettivo di ottenere una reazione, sia essa un’attivazione del pensiero critico o una fuga dalla sala.

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“RESURREZIONE” DI TONINO DE BERNARDI

Il consueto appuntamento con il cinema del regista Tonino De Bernardi nella sezione Onde rappresenta sempre un momento di riflessione sulla natura stessa dell’arte e sul più profondo scopo di quest’ultima. La carriera di De Bernardi è emblematica del cinema underground italiano, una realtà spesso non troppo valorizzata nel nostro Paese. “Il mio è un cinema nel tempo”, ha detto De Bernardi durante il Q&A al Reposi: un film realizzato con materiale girato dal 2009 al 2019 è al di fuori delle logiche produttive dell’industria cinematografica cosiddetta mainstream, ma anche di quella indipendente nel senso tradizionale. 

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“TITO” DI GRACE GLOWICKI

Già protagonista del film in concorso Raf (Harry Cepka), Grace Glowicki partecipa al Torino Film Festival anche in veste di regista con il suo primo lungometraggio, Tito.

Tito (interpretato dalla stessa Grace Glowicki) è un disadattato, un emarginato che, dopo aver subito una violenza, vive isolato nella sua casa arredata con un mobilio essenziale, perseguitato da suoni terrificanti e immaginari mostri che sembrano essere in agguato ovunque lui si trovi, tormentato da un malessere fisico che gli impedisce anche di mangiare. All’improvviso appare nella sua casa un “friendly neighbour” (Ben Petrie) – come viene presentato nei titoli di testa – che parla senza sosta, lo nutre, gli fa assumere sostanze stupefacenti e sembra, per un istante, sottrarlo alla sua solitudine e paura, prima di rivelarsi come un altro dei suoi carnefici.

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“TITO” BY GRACE GLOWICKI

Article by: Silvia Gentile
Translated by: Chiara Franceskin

Not only as the protagonist in the film Raf (Harry Cepka), Grace Glowicki also participates in Torino Film Festival as a director with her first feature film, Tito.

Tito (interpreted by Grace Glowicki herself) is a misfit, an outcast who, after having suffered violence, lives isolated in his house with sparing furniture. He is haunted by scary sounds and imaginary monsters that seem to be in ambush wherever he is. Tito is also tormented by a physical illness that prevents him even from eating. Suddenly a “friendly neighbour” (Ben Petrie) – as he is presented in the opening credits – appears in his house. He talks incessantly, and Tito feeds him, makes him take drugs, and, for a while, he seems to get him out of his solitude and fear, but actually he will reveal himself as another of his executioners.

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DAVID BORDWELL AND KRISTIN THOMPSON: TWO LECTURES ON CINEMA

Article by: Alessandro Pomati
Translated by: Giorgia Bellini

“For further information, see D. Bordwell and K. Thompson”, “see D. Bordwell, K. Thompson”: every film student has found these specific footnotes – or they have heard those two names, or maybe they have studied from their books at least once in their lives. Nevertheless, those distinguished names could still be perceived as far away from reality, they could be considered just as simple names, labels, quotes. That happens to Bazin, Kracauer, Morin, Zavattini, etc. But, on Tuesday, November 26th, David Bordwell and Kristin Thompson gave two lectures to a large group of students at the auditorium “Guido Quazza” of Palazzo Nuovo. Finally, bodies have been associated to their names, the content of a textbook became matter of a dialogue.

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DAVID BORDWELL E KRISTIN THOMPSON: TWO LECTURES ON CINEMA

“Si veda, a questo proposito, D. Bordwell e K. Thompson”; “cfr. D. Bordwell, K. Thompson”: ogni studente di un corso di Storia del Cinema ha trovato almeno una volta note a pié di pagina recanti questi due nomi, o li ha sentiti nominare da un professore o si è ritrovato a studiare direttamente i loro testi. Tuttavia ai suoi occhi questi nomi, tanto illustri e sempre citati, possono apparire lontani e restare per sempre solo questo: nomi, etichette, citazioni. Così accade ai vari Bazin, Kracauer, Morin, Zavattini ecc. Ma non è accaduto appunto a David Bordwell e Kristin Thompson che martedì 26 novembre, presso l’auditorium “Guido Quazza” di Palazzo Nuovo, hanno tenuto due interventi di fronte a un nutrito gruppo di studenti. E così i nomi si sono finalmente fatti corpo, il contenuto di un testo da imparare si è fatto confronto.

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“HRA” DI ALEJANDRO FERNÁNDEZ ALMENDRAS

«Da a qualche tempo vivo in Repubblica Ceca e poco per volta ho scoperto la sua cultura e, soprattutto, la sua grande storia cinematografica; per questo ho voluto fare un film che fosse un omaggio al cinema ceco degli anni Sessanta»: il regista cileno introduce così la prima proiezione del suo Hra al Torino Film Festival.

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