Archivi categoria: Universal

“RESURREZIONE” DI TONINO DE BERNARDI

Il consueto appuntamento con il cinema del regista Tonino De Bernardi nella sezione Onde rappresenta sempre un momento di riflessione sulla natura stessa dell’arte e sul più profondo scopo di quest’ultima. La carriera di De Bernardi è emblematica del cinema underground italiano, una realtà spesso non troppo valorizzata nel nostro Paese. “Il mio è un cinema nel tempo”, ha detto De Bernardi durante il Q&A al Reposi: un film realizzato con materiale girato dal 2009 al 2019 è al di fuori delle logiche produttive dell’industria cinematografica cosiddetta mainstream, ma anche di quella indipendente nel senso tradizionale. 

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“TITO” DI GRACE GLOWICKI

Già protagonista del film in concorso Raf (Harry Cepka), Grace Glowicki partecipa al Torino Film Festival anche in veste di regista con il suo primo lungometraggio, Tito.

Tito (interpretato dalla stessa Grace Glowicki) è un disadattato, un emarginato che, dopo aver subito una violenza, vive isolato nella sua casa arredata con un mobilio essenziale, perseguitato da suoni terrificanti e immaginari mostri che sembrano essere in agguato ovunque lui si trovi, tormentato da un malessere fisico che gli impedisce anche di mangiare. All’improvviso appare nella sua casa un “friendly neighbour” (Ben Petrie) – come viene presentato nei titoli di testa – che parla senza sosta, lo nutre, gli fa assumere sostanze stupefacenti e sembra, per un istante, sottrarlo alla sua solitudine e paura, prima di rivelarsi come un altro dei suoi carnefici.

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“TITO” BY GRACE GLOWICKI

Article by: Silvia Gentile
Translated by: Chiara Franceskin

Not only as the protagonist in the film Raf (Harry Cepka), Grace Glowicki also participates in Torino Film Festival as a director with her first feature film, Tito.

Tito (interpreted by Grace Glowicki herself) is a misfit, an outcast who, after having suffered violence, lives isolated in his house with sparing furniture. He is haunted by scary sounds and imaginary monsters that seem to be in ambush wherever he is. Tito is also tormented by a physical illness that prevents him even from eating. Suddenly a “friendly neighbour” (Ben Petrie) – as he is presented in the opening credits – appears in his house. He talks incessantly, and Tito feeds him, makes him take drugs, and, for a while, he seems to get him out of his solitude and fear, but actually he will reveal himself as another of his executioners.

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“NOW IS EVERYTHING” DI RICCARDO SPINOTTI E VALENTINA DE AMICIS

Opera prima dei due registi italiani realizzata grazie ad una produzione indipendente italo-americana. Nel cast spiccano, su tutti, Anthony Hopkins, Madeline Brewer e Camille Rowe. Si tratta di un film complesso, dal carattere fortemente sperimentale, che si articola su due principali livelli di lettura.

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“NOW IS EVERYTHING” BY RICCARDO SPINOTTI AND VALENTINA DE AMICIS

Article by: Sirio Alessio Giuliani
Translated by: Anna Benedetto

Debut film of two Italian directors, Spinotti and De Amicis, Now is Everything was made thanks to an Italian-American indie production, starring the talented Anthony Hopkins, Madeline Brewer and Camille Rowe. It is a rather complex film with various experimental elements in it, paving the way for two possible interpretations. 

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“IL GRANDE PASSO” DI ANTONIO PADOVAN

Alla sua seconda esperienza alla regia, dopo Finché c’è prosecco c’è speranza (2017), Antonio Padovan ci presenta un’opera che è un’insolita e atipica mescolanza di film dal sapore fantascientifico alla Spielberg e commedia tutta italiana, senza dimenticare l’influenza dei film di Carlo Mazzacurati, regista della sua stessa terra.

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“IL GRANDE PASSO” BY ANTONIO PADOVAN

Article by: Silvia Gentile
Translated by: Lucrezia Villa

After his debut as a director with Finchè c’è prosecco c’è Speranza (2017), Antonio Padovan presents his second film, which is an atypical combination along the lines of Spielberg’s science-fiction films and Italian comedies, not to mention the great influence of director Carlo Mazzacurati, with whom Padovan shares roots. 

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“Aquile Randagie” di Gianni Aureli

A pochi anni dalla presa del potere Mussolini impone tutte le organizzazioni e associazioni non fasciste di cessare le proprie attività e adattarsi alle linee imposte dal regime; fra quelle che devono cessare d’esistere viene incluso anche il movimento degli scout. Quando la notizia arriva a un gruppo di scout che opera nell’area della città di Milano, dopo un’iniziale rassegnazione, guidati dal carisma di Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly, decidono di ribellarsi e continuare in segreto la loro routine improntata su solide regole, fondando il gruppo delle Aquile Randagie. Col passare degli anni e l’intensificarsi delle problematiche sociali, legate al secondo conflitto mondiale, spinti da alcune figure importanti per l’ambiente cattolico, fino al confronto diretto con il fondatore stesso del movimento scoutista (Robert Baden-Powell), capiscono che uno dei loro motti principali: «Per aiutare il prossimo in ogni circostanza.»; deve essere applicato su larga scala e, conseguentemente, unirsi alla Resistenza, affrontando tutte le difficoltà che questa scelta avrebbe comportato.

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“L’angelo del crimine” di luis ortega

L’attività criminale di Carlos Eduardo Robledo Punch inizia in una tranquilla giornata di marzo del 1971, a soli 19 anni. Carlitos – un viso angelico incorniciato da spumosi riccioli biondi – ha gli occhi curiosi di bambino e un grilletto sorprendentemente facile.

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“EVERYTHING IS BETTER THAN A HOOKER” DI OVIDIE

Quando si parla di Svezia, si parla della madre della Scandinavia. Si parla della nazione che ha guidato il nevoso settentrione, l’apice benestante della civiltà occidentale. È lo Stato Sociale per eccellenza, il modello da seguire. In Scandinavia un uomo che uccide settantasette persone (vedi Anders Breivik) è condannato a ventuno anni di carcere. È un sistema da emulare: hanno le scuole migliori, gli ospedali migliori, gli stipendi migliori… È una favola quasi utopica, sembra che nessuno stia male in Svezia. Ma Ovidie (che aprì IL Fish & Chips Festival nel 2018), l’occhio dietro la cinepresa di Everything is Better than a Hooker, vuole raccontare un’altra Svezia. 

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“IFIGENIA IN AULIDE” DI TONINO DE BERNARDI

Vi sono infiniti modi di accostarsi alla trasposizione cinematografica di una tragedia greca, ma quello adottato dal regista piemontese Tonino De Bernardi si è sempre distinto, a partire da Dèi del 1968 e da Elettra del 1987, per lo stretto legame con la realtà. Nel caso di questo lungometraggio, inserito non casualmente nella sezione Onde del Torino Film Festival, la realtà è la vera e propria protagonista della tragedia, e si manifesta attraverso le riprese effettuate da De Bernardi in diversi luoghi e tempi.

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“TYREL” BY SEBASTIÁN SILVA

Article by: Elisabetta Vannelli

Translation by: Laura Facciolo

Loneliness is an emotion that you can feel in an empty room as well as in a square full of people. It’s a reflection of the private feeling of inadequacy, a physical limit that it’s hard to overpass.

Sebastián Silva is a young Chilean director who is now committed in the United States. After presenting another film  called La nana (The Maid  2009), now he returns at the Torino Film Festival in the After Hours section with his film Tyrel (2018), which has been presented at the Sundance Film Festival in a world premiere. In the United States this film has been defined as “the new Get Out(Get Out, 2017, Jordan Peele). Tyler (Jason Mitchell) is an Afro-American boy who spends a weekend with a group of white guys, but he can’t fit in because he is black.

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“TYREL” DI SEBASTIÁN SILVA

La solitudine può emergere in una stanza vuota o in una piazza gremita di persone. È il riflesso di un’inadeguatezza interiore, un limite fisico difficilmente valicabile.

Sebastián Silva è un giovane regista cileno attualmente impegnato negli Stati Uniti. Già presente al Torino Film Festival, dove aveva presentato La nana (Affetti e dispetti 2009), Silva ritorna nella sezione After Hours con il film Tyrel (2018), proposto in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e definito negli States “il nuovo Get Out” (Scappa-Get Out, 2017, Jordan Peele). Tyler (Jason Mitchell) è un ragazzo afroamericano che trascorre un week-end di baldoria insieme a un gruppo di “white guys”  ma che non riesce ad integrarsi per via della sua condizione di unico ragazzo di colore. Continua la lettura di “TYREL” DI SEBASTIÁN SILVA

“FIGURAS” DI EUGENIO CANEVARI

“Ti piacciono i film in bianco e nero? No? A me nemmeno”: questa la domanda di Valeria a sua madre Stella, proprio in un documentario girato interamente in bianco e nero. Il film nasce, come riferito dal regista Eugenio Canevari, al Q&A presso il Cinema Massimo, da una forte esigenza: dopo aver conosciuto Valeria e la sua difficile situazione familiare, Canevari sentì il bisogno di fare qualcosa per tre persone che si stavano misurando con un male come la SLA sostanzialmente senza aiuti da parte di alcuna istituzione. Il materiale è stato raccolto grazie ad un’osservazione giornaliera ed a lungo termine della realtà di Stella, una donna un tempo molto attiva e poi costretta ad essere aiutata in ogni parte della sua vita quotidiana dalla figlia e dal compagno Paco, a sua volta afflitto da problemi di salute; non è dunque stato preparato alcun copione, mentre il compito del regista è stato di unire degli elementi per creare una storia accessibile per il pubblico.

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Return to Spoon River by Francesco Conversano and Nene Grignaffini

Article by: Giulia Conte

Translation by: Lorenzo Matarazzo

Nene Grignaffini and Francesco Conversano dedicate a film to the Spoon River Anthology to celebrate the hundred years from the publishing of the famous poetry collection by Edgar Lee Masters. The movie was shot in Lewiston and Petersburg, Illinois, where the current inhabitants of those places read the compositions in their houses’ rooms. Slow pace, even too much sometimes, but a particular idea for sure. 104 minutes of traveling through small towns which tell the tale of the provincial America and the lives of those who live there.

All of the characters who read one of the epitaphs, identify themselves with one of the protagonists from the book, as if the latter were speaking of their lives too.

“All, all, are sleeping on the hill.”

Time is still, and the film moves from house to house, listening to the story of everyone. The feeling is that the inhabitants of the two cities are lazily living their lives, stuck like the Spoon River characters, who, and here lies the difference, were dead. As it is well known, life in suburban America can be many things, except easy and fun. This narration is a clear example of what means living isolated and almost imprisoned in cities, which might be big under the aspect of territorial extension but empty and not interesting on a cultural level.

One of the Lewiston citizens reads one the most touching sentences from the Anthology:

“It takes life to love life”

This to say that a certain kind of spirit is needed to love life, despite living there.

The Spoon River Anthology is a work written in 1915, which is still very contemporary today: George Gray said:

Yet all the while I hungered for meaning in my life.”

And I think that this is a very common thought, shared by anyone of us, just like it is by the characters of the movie.

The work of Grignaffini and Conversano is entirely focused on this aspect, i.e. passing on the hunger for life and the willingness of persons to tell themselves, in order to give life to an film that, although not easy in its comprehension, is moving and makes one think.

Brooklyn by John Crowley

Article by: Giulia Conte

Translation by: Rita Pasci

Brooklyn, a drama directed by John Crowley and written by Nick Hornby, based on the novel of the same name by Colm Toìbin. It’s the moving story of Eilis Racey (Saoirse Ronan), a young Irish immigrant who, attracted by the promise of America, departs from Ireland leaving her family and her home to reach the coasts of New York City. The initial chains of homesickness quickly fade away and Eilis lets herself get lost in the intoxicating charm of love. Pretty soon, her liveliness is interrupted by her past, and this young woman will have to make a choice between the two countries and the two lives they involve. Continua la lettura di Brooklyn by John Crowley

Burnt by John Wells

Article by: Elisa Cocco

Translation by: Rita Pasci

After reaching success and having been awarded with two Michelin stars, the famous chef of a Paris restaurant, Adam Jones (played by Bradley Cooper), destroys his career with his addiction to drugs and women.
After a period of redemption, spent opening a million oysters, he decides to go back to London, determined to open the best restaurant in the world and to gain the much desired third Michelin star. In order to achieve this, however, he needs a group of experts and so he assembles the best team possible: financer Tony (Daniel Bruhl), his friend Max (Riccardo Scamarcio), his old French workmate Michel (Omar SY) and most of all, his colleague Helene (Sienna Miller), one of the best chefs on the British market.
Adam’s desire of redemption, the cooperation of his team and Helene’s love will bring him to conquer the sought-after third Michelin star.
Bradley Cooper is supported by a great cast: in addition to the above-mentioned actors, Uma Thurman plays the role of Simone Forth, the most important food reviewer in London; Emma Thompson is Dr. Hilda Rosshilde, a well-known psychiatrist; while Matthew Rhys plays the role of Montgomery Reece, a top celebrity chef well-known all around Europe, who has already owned three Michelin stars.
Burnt, directed by John Wells, tells a story about love for food and cooking, but it also focuses on the importance of second chances.
A witty, funny film. But, above all, a film that can make one’s mouth water.

  • “He is a two star Michelin chef, to get even one Michelin star you have to be like Luke Skywalker, and if you manage to get three… you are Yoda”.
  • “What if he is Darth Vader?”

 

Kilo Two Bravo by Paul Katis

Article by: Luca Bellocchia                                                                                           Translation by: Rita Pasci

An excellent debut film from British director Paul Katis, after working his way up directing short films. The film is based on real events that happened to Mark Wright and a small unit of British soldiers stationed in Afghanistan, on a ridge near the Kajaki dam.
To disable a Taliban roadblock, a three-man patrol offers to carry out the mission. In a dried out river bed, one of them accidentally detonates a landmine, losing his leg in the process. This triggers a tense and claustrophobic narrative, where shots of vast deserted spaces define an indifferent and merciless setting. Although the film was shot outdoors, the action takes place in a very confined space.
What’s thought-provoking is the fact that even though the film is set in Afghanistan, the indigenous population is kept at a distance from the centre of the action, apart from the very beginning of the film.
Katis favours all that is anti-spectacular, the events are told in a dry and blunt manner. The outstanding performance of the actors playing the main characters cannot leave even the most insensitive viewer indifferent.
One thing that’s astonishing is the sense of humour of the soldiers, who, despite the tragic situation they find themselves in, still manage to defuse the tension. The soundtrack is reduced to the essential, the panting of the maimed and wounded and the noises made by flies cast the viewer directly into what’s happening, making everything more real.
Kilo Two Bravo is a film that gives an opportunity to elaborate on a point of view about war that is still unexplored, namely that of real war, where young people die simply because of distraction, misunderstanding, or just pure bad luck.

TorinoFilmLab – Mr. Kaplan

Mr Kaplan
Photo source: www.tercerojo.uy

Article by: Fabio Olivetti

Translation by: Greta Moroni

 

Mr. Kaplan is the second film by Alvaro Brechner, a director who had a great personal success in 2009 with Mal día para pescar. He gets back to film direction thanks to the Torino Film Lab, too.

Jacob Kaplan lives in Montevideo, Uruguay. He lived the atrocities of the Nazi persecutions in Europe and did not forget his Jewish origins. When he hears that a German man lives and works near him, all the terrible feelings related to the period of the Second World War resurface. He knows about what Simon Wiesenthal did in 1960: he worked for the seizure of the Nazi Adolf Eichmann. In the same way, with the help of a family friend, a former police officer, Jacob tries to carry out investigations in order to arrest his enemy and move him to Israel for the trial.

This event will push the protagonist beyond his physical limits trying to pursue his ideals and maintaining his dignity. He’s trying to get his revenge, which is within his reach.

In this film both comedy and detective story features are perfectly mixed together. There are comical situations, based on the personalities of the two main characters. One is determined to reach his goal, while the other one wants to find a way to regain his family’s respect.

This film is the boast of the Torino Film Lab. It has been chosen for the 2015 Oscar nomination for best foreign language film. It is a funny but undoubtedly composed film, which encourages defending your ideals as well as pursuing justice and truth, even many years later.