“Duel” di Steven Spielberg

Nel percorrere le assolate e solitarie strade della California a bordo della sua Plymouth arancione, il commesso viaggiatore David Mann (Dennis Weaver) s’imbatte in un’autocisterna che procede decisamente adagio per il limite di velocità imposto dalle autorità stradali. Dopo aver pazientemente atteso che il conducente prema un po’ di più l’acceleratore, David gli chiede con il clacson di lasciarlo passare ed esegue la manovra. Ma l’autista, letteralmente “invisibile”, una volta che questi lo ha sorpassato, decide di seguirlo e di perseguitarlo al fine di rendergli la vita impossibile. Violenza psicologica, di quelle che ti logorano i nervi. E David non può fare nulla perché l’individuo, di cui non saprebbe fornire nemmeno un identikit in quanto non l’ha mai visto, non sta violando i suoi diritti né può essere penalmente perseguibile solo perché, “casualmente”, si ritrova tutte le volte a fare il suo medesimo tragitto. Ormai in continuo stato di panico, David decide di farla finita, ingaggiando un mortale duello a colpi di acceleratore… Continua la lettura di “Duel” di Steven Spielberg

YOUNG BODIES HEAL QUICKLY, AN ATYPICAL ON THE ROAD FILM

Article by: Matteo Merlano

Translation by: Giulia Magazzù

 American experiments ride along familiar roads. Filmmakers play with pre-existing genres, distorting, shrivelling and demolishing them. It is the case of this bizarre film by New Yorker director Andrew T. Betzer, which already been presented at the Tribeca Film Festival and has now landed in Turin in the Waves section. The film portraits the flight of two brothers (Gabriel Croft and Hale Lytle), guilty of the murder of a girl, through a disorienting and lost America, inhabited by freaks, nostalgic for the Reich and the war in Vietnam (as the bizarre character of an old “freak”).

Betzer depicts an unforgiving portrait of his country shot in a quite handcrafted way. ‘Young Bodies Heal Quickly’ shows us a lost and crazy version of the US, just like the two young protagonists who are running around the country without an existential reason. So far, the idea is interesting and the dirty and blurred photography conveys this alienating effect. Eventually, this style weighs and after the first hour, the story goes completely off the visual and editing rails. Experimenting does not mean raving and the impression we had leaving the cinema is that in several parts Young Bodies Heal Quickly got lost, dragging the viewer in this disorientation. The final climax is too long and dispersive and putting an explicit sex scene (cameo by Josephine Decker that, after the short film Violent Madonna Mia seems to take taste in expression of sexuality explicit) does not help the audience in finding his soothed attention.

Generally, the film is an interesting experiment and visual exploration of a possible new language of American independent cinema. It is always of Seventh Art, which requires implementing every available form. Maybe a little storytelling would not hurt, in a time when the real experiment is perhaps the tale. “But that’s another story”, quote.

“Young Bodies Heal Quickly” di Andrew T. Betzer

Un “on the Road” atipico

La sperimentazione americana percorre strade conosciute. I cineasti giocano con generi pre-esistenti e li stravolgono, accartocciano, demoliscono. È il caso di questo bizzarro film del regista newyorkese Andrew T. Betzer, presentato già al Tribeca Film Festival e ora sbarcato a Torino nella sezione Onde. Girato in maniera quasi artigianale, il film racconta la fuga di due fratelli (Gabriel Croft e Hale Lytle) colpevoli dell’omicidio di una ragazza attraverso un’America disorientante e perduta, abitata da freaks, nostalgici del Reich e della guerra in Vietnam (come il bizzarro personaggio di un vecchio “fricchettone”). Continua la lettura di “Young Bodies Heal Quickly” di Andrew T. Betzer

“Il viaggio di Marco Cavallo” di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi

“Se un diabetico commette un reato e viene arrestato, durante la sua permanenza in carcere riceve cure adeguate per la sua malattia. lo stesso non si può dire per coloro che sono malati di mente”: Peppe Dell’Acqua – psichiatra e attivista per la riforma del trattamento dei criminali malati di mente – riassume con una battuta la situazione in Italia per quanto riguarda l’adeguamento della sentenza della Corte Costituzionale che nel 2003 ha dichiarato illegittimi gli OPG, gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. È proprio lui, che ha dedicato gran parte della sua vita alla sensibilizzazione sulla materia, il fantino del cavallo Marco nel film di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi.

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“Turist” (“Forza maggiore”) di Ruben Östlund

Con il suo ultimo film il regista Ruben Östlund sembra voler svolgere un’indagine sociologica testando il comportamento dell’essere umano nel momento in cui è sottoposto a grandi pressioni, come quando ci si trova davanti a potenziali pericoli causati da qualcosa che non si può controllare in prima persona. Per farlo prende in esame una famiglia svedese (che si intuisce abbia già dei problemi coniugali) in settimana bianca sulle Alpi francesi. Genitori e figli devono fare i conti con lo shock di avere assistito (e di essere stati in minima parte vittime) a una valangadi fronte alla quale la donna si è avventata sui figli per proteggerli, mentre il padre è scappato a gambe levate.

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“Abacuc” di Luca Ferri

“Il postmodernismo è flatulenza”. Luca Ferri: alla ricerca di una nuova estetica

Nessuno può negare che il cinema italiano stia vivendo una condizione difficile. Eppure il Torino Film Festival scova un gioiello: Abacuc di Luca Ferri. C’è chi crede che tutto sia stato già realizzato e che si assista ad un’inesorabile riproposizione di modelli preesistenti. Ecco, non avevano ancora visto l’ultimo lavoro di Ferri.  Abacuc è un “film di morti, con morti e fatto da morti”, tanto innovativo da oscurare il cortometraggio proiettato poco prima di Giacomo Abruzzese dal titolo This Is the Way (la storia di una ragazza con due madri lesbiche e due padri gay), interamente girato con uno smartphone. Continua la lettura di “Abacuc” di Luca Ferri

PRIMA DI ANDAR VIA: A moving farewell among the living

Article by: Karima Vinti

Translation by: Renato Panzera

How would you react if one of your family members, or a friend, told you you that “tomorrow they are not going to be alive”? “Prima di andar via” could be the answer.

Directed by Michele Placido, this adaptation of the theatre show directed by Francesco Frangipane and written by Filippo Gili is about a family’s reaction to the son confessing his suicidal intentions. What causes this insane decision is that he cannot live without his wife, who died three months before. In a first moment they don’t understand whether Francesco (Filippo Gili) is telling the truth or he’s just talking nonsense. But Francesco is convinced of his decision and doesn’t want to go back. For him, nothing is worth it anymore, and he can’t picture his future with another woman because no one could ever be as great as Giovanna. The hug scene with his mother is touching, a hug that wants to last forever, full of love and pain.

The film was entirely shot in a small theatre. Lights and scenic design tend to give a sad, melancholic and furious air. The actors are not famous in the Italian cinematographic circle — with the exception of Giorgio Colangeli — but it’s worth writing their names: Filippo Gili, Michaela Martini, Aurora Peres, Vanessa Scalera, and Francesca Alunno. The actors succeeded in representing something that can really touch your soul. A fantastic interpretation from everyone, with no exceptions.

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Michele Placido at the “Cinema Massimo” after the screening of “Prima di andar via”.

After the first view at the “Cinema “Massimo” on November 24th, Michele Placido, some of the actors and Francesco Frangipane talked about their work with an excited public which warmly greeted the film with a long final applause. Michele Placido stated that it had been a beautiful experience and that he had decided to make it a film right after he saw the theatre show.

Director Francesco Frangipane stated: “The theatre show has hardly been around. The only achievement was the possibility of playing the show at the “Elfo Puccini” theatre in Milan”. Next, the director reflected upon the quality of performances in Italy, maintaining that the actors in this movie have nothing to envy to the so called “famous actors”, even though more well prepared figures are needed in our cinema. “If Italian directors went a bit more often to the theatre, perhaps the Italian cinema would be more lively”. Finally all of the actors thanked Michele Placido. According to them, it is because of Michele’s generosity that this movie made it to the big screen.

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Michele Placido with some cast members of  “Prima di andar via”.

“Prima di andar via” di Michele Placido

Un emozionante addio tra vivi

Come reagireste se un vostro familiare, parente, o amico vi avvertisse che domani si ucciderà? Prima di andar via potrebbe suggerirvi la risposta. Diretto da Michele Placido, il film è tratto da uno spettacolo teatrale diretto da Francesco Frangipane e scritto da Filippo Gili. Il suo argomento è la reazione di una famiglia di fronte alla confessione di uno dei suoi membri che intende togliersi la vita. La motivazione che sta alla base di questo folle gesto è che non riesce più a vivere senza sua moglie, morta 3 mesi prima. Continua la lettura di “Prima di andar via” di Michele Placido

“The Mend” di John Magary

Una commedia acida e spigolosa pronta a volgere nel dramma

Mat (Josh Lucas ) è un uomo inacidito, senza un apparente obiettivo nella vita. Dopo una lite con la sua compagna Andrea (Lucy Owen ), si ritrova a girovagare per le strade della città senza una meta. Nel frattempo il fratello di Mat, Alan ( Stephen Plunkett ) e la sua ragazza Farrah ( Mickey Sumner) hanno una discussione a seguito di un incontro sessuale sfortunato e intanto stanno preparando per una festa nel loro piccolo appartamento.

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THE MEND: A SHARP COMEDY, READY TO TURN INTO TRAGEDY

Article by: Karima Vinti

Translation by: Ilaria Codeluppi

 Matt (Josh Lucas) is a saddened man, without any goals in his life; after a fight with his partner Andrea (Lucy Owen), he finds himself wandering around his city without a destination. In the meantime, Alan (Stephan Plunkett) and his girlfriend Farrah (Mickey Sumner) are discussing after an unlucky sexual intercourse, while preparing a party in their tiny apartment. At the party, Farrah spots Matt sitting in the living room.

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WALKING WITH RED RHINO, A PRAISE OF EXERIMENTAL CINEMA

Article by: Alessandro Arpa

Translation by: Ilaria Rana

“Filmmakers must be merciless, or they are for the catering”

Alberto Signetto was definitely merciless. He loved to consider himself as a rhino because he was a “treacherous, stubborn, fat, bulky and hardly tameable animal” and he represented the fight against conformism. “Walking with red rhino”, the last film by Marilena Moretti, pays homage to one of the most underestimated Italian personalities of the 20th century.

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“Walking with Red Rhino – A spasso con Alberto Signetto” di Marilena Moretti

“I registi devono essere spietati altrimenti sono per il catering”

Alberto Signetto era sicuramente “spietato”. Amava paragonarsi a un rinoceronte perché era un “animale cocciuto, grosso, ingombrante e poco addomesticabile, infido…” e rappresentava la lotta al conformismo. Walking with Red Rhino – A spasso con Alberto Signetto, l’ultimo lavoro di Marilena Moretti, omaggia uno dei cineasti torinesi più sottovalutati. Continua la lettura di “Walking with Red Rhino – A spasso con Alberto Signetto” di Marilena Moretti

“CasaOz” di Alessandro Avataneo

 

Spesso dolore e sofferenza possono essere motori potenti, possono spingere le persone verso direzioni inaspettate: è così che nel lontano 2007 inizia la storia di CasaOz.

CasaOz, prima di essere un associazione Onlus, è una Casa diurna che accoglie le famiglie i cui figli hanno incontrato la malattia, qualunque essa sia.  Nasce della volontà della sua direttrice, Enrica Baricco,  la quale ha avuto la sensibilità e la forza di interrogarsi su come fosse possibile alleviare quella sofferenza che lei conosce bene. La risposta è stata dunque la creazione di un porto sicuro in cui non solo i bambini hanno la possibilità di giocare, imparare e fare i compiti, ma anche  i genitori possono trovare un orecchio disposto ad ascoltarli, o più semplicemente un luogo in cui possono sedersi e riprendere fiato.

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“The Guest” di Adam Wingard

Il ritorno col botto degli anni Ottanta

I Peterson sono una famiglia perfettamente normale, ancora in lutto per la morte del loro primogenito Caleb, caduto in missione di guerra in Medio Oriente. Un giorno un ragazzo chiamato David Collins si presenta alla loro porta sostenendo di aver servito nell’esercito con Caleb e di avergli promesso di prendersi cura dei suoi cari. Mentre all’inizio viene accolto con diffidenza, David riesce in breve tempo a guadagnarsi la stima e l’affetto di tutta la famiglia, inclusa quella dei due fratelli di Caleb, Anna e Luke. Ma dopo una serie di episodi violenti che coinvolgono la piccola comunità, Anna comincia a sospettare che David nasconda qualcosa e che non sia realmente chi dice di essere. Continua la lettura di “The Guest” di Adam Wingard

THE GUEST – THE 80’s ARE BACK WITH A BANG

Article by: Paolo Nosenzo

Translation by: Ilaria Codeluppi

 The Petersons are a perfectly normal family, still grieving for the death of their elder son, Caleb, fallen in the Middle East. One day, a boy named David Collins knocks on their door, saying that he has served in the army with Caleb, and that he had promised him to take care of his beloved ones. At the beginning, they are a bit suspicious, but David soon gains the respect and affection of the whole family, including Caleb’s siblings, Anna and Luke. After a few violent episodes happen in the small community, Anna starts to suspect that David is hiding something, and that he’s not really who he says he is.

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“Jaws” (“Lo squalo”) di Steven Spielberg

Una Paura che non svanisce mai

Sono passati ormai 39 anni da quando, in quel lontano 1975, Steven Spielberg realizzò uno di quei film che ha fatto epoca non solo per il successo di critica e di pubblico, ma si è imposto come evento culturale a livello di immaginario collettivo. Da quella lontana estate tutti coloro che hanno visto questo film non riescono a guardare il mare con occhi sereni. Tanto si è scritto, ma il fascino che suscita sul pubblica resta sempre immutato. Continua la lettura di “Jaws” (“Lo squalo”) di Steven Spielberg

LET’S GO

Article by: Matteo Bagnasacco

Translation by: Paola Pupella

 “Let’s go”, directed by Antonietta De Lillo, was included in the section “Diritti & Rovesci”, a new section of the 32nd Torino Film Festival edited by Paolo Virzì.  In her film, the director of “Il resto è niente (Everything else is nothing)” tells the story of Luca Musella.

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ROLLING THUNDER: THERE ARE NO AMERICAN FLAGS

Article by: Emanuel Trotto

Translation by: Paola Pupella

A Vietnam veteran, unsuited, insomniac, unable to integrate in society, finally arms himself and carries out a massacre. We are not talking about Taxi Driver, but a just subsequent film to Scorsese’s masterpiece (showing only one year later, in 1977): Rolling Thunder.

Both films arise from the anguished pen of Paul Schrader, who, after a noteworthy activity as a scriptwriter (The Yakuza for Sidney Pollack, Obsession for Brian De Palma), firmly intended to become a director. However, because of production problems, his project was rather handed to John Flynn as director and Heywood Gould as re-scriptwriter. Schrader’s debut will happen later, in 1978, with a working class drama entitled Blue Collar.

The story of alienation and revenge of Major Rane is perfect. When the protagonist comes back to his hometown in Texas, after 7 years of imprisonment in Vietnam (that scarred him deeply), his fellow citizens reward “his heroism” with a box of silver dollars. Some bandits proceed to steal his money and kill cruelly his wife and his child. Major Rane then decides to take the law into his own hands.

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Il blog degli studenti del Dams di Torino