Archivi tag: After Hours

“PIERCING” DI NICOLAS PESCE

Dopo The Eyes of My Mother, il newyorkese Nicolas Pesce, classe 1990, torna sul grande schermo con Piercing, tratto dall’omonimo romanzo di Ryū Murakami. Il film, thriller/horror con venature da dark comedy, racconta la storia di Reed, padre di famiglia e aspirante serial-killer, deciso a sfogare la propria maniacale inclinazione su una prostituta che si rivela più fuori di testa di lui. Nasce così un macabro gioco che inverte continuamente i ruoli all’interno della coppia, in uno scambio compulsivo tra vittima e carnefice.

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“HIGH LIFE” BY CLAIRE DENIS

Article by: Chiara Rosaia

Translation by: Luca Bassani

Deconstructing the concept of genre, emptying it of any previous framework, is Claire Denis’s well-established habit. This time, the French filmmaker decided to do so through science fiction, keeping in mind her usual trademark approach.

High Life tells the story of a group of convicts, lifers and death row inmates who choose to spend the rest of their lives in outer space: in exchange for a pardon, they need to take part in an overtly suicidal scientific experiment.

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“HIGH LIFE” DI CLAIRE DENIS

Decostruire l’idea di genere, svuotandola di qualsiasi inquadramento pregresso, è un’abitudine ormai consolidata da parte di Claire Denis. Per farlo, questa volta, la cineasta francese decide di confrontarsi con la fantascienza, senza abbandonare il proprio approccio autoriale.

High Life racconta la storia di un gruppo di galeotti, ergastolani e condannati a morte che scelgono per condonare la propria pena di trascorrere il resto delle proprie vite nello spazio, prendendo parte a un esperimento scientifico dichiaratamente suicida.

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“EL REINO” DI RODRIGO SOROGOYEN

Cene, yacht e vini costosi, ma non solo. Viene infatti portato all’attenzione dello spettatore un libro mastro che contiene i dati di attività politiche illecite legate al vicesegretario regionale Manuel Lopez Vidal (Antonio de la Torre) e ad alcuni membri del suo partito. Questa è la prima scena che incornicia a dovere l’immagine di una classe politica spagnola profondamente corrotta, che ormai da tempo grazie a questi illeciti conduce una vita più che agiata. Ma in seguito ad alcune indagini cominciano ad emergere casi di corruzione che coinvolgono Manuel ed alcuni suoi colleghi. Egli viene infatti scelto dal suo partito come capro espiatorio, i suoi complici lo abbandonano e dopo diverse intercettazioni e una perquisizione operata dalla polizia anche i media cominciano ad attaccarlo pesantemente, fomentando l’odio dell’opinione pubblica.

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“IN FABRIC” DI PETER STRICKLAND

In Fabric si apre nel periodo dei saldi invernali, la festività per eccellenza di chi segue la religione del consumismo che, per chi ancora non lo sapesse, ha come luogo di culto il centro commerciale e venera tutto ciò che è in vendita. Il film presenta due diverse storie: quella di Sheila (Marianna Jean-Baptiste), afroamericana di mezza età in cerca dell’amore nelle sezioni dei giornali dedicate ai cuori solitari; e quella di Reg (Leo Bill), tecnico dall’aria nerd che si occupa di riparazioni di lavatrici. Il fil rouge che collega le due vicende è un vestito (rosso, non ho resistito al gioco di parole) maledetto, portatore di sventura e di morte nella vita di chiunque scelga di indossarlo.

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“CATHARSYS OR THE AFINA TALES OF THE LOST WORLD” DI YASSINE MARCO MARROCCU

In un futuro non troppo lontano, dove una siccità che perdura da mesi sta sconvolgendo le vite degli uomini, Afina (Mohamed Zouaoui) viene scelto per partecipare ad un popolare show radiofonico. Qui ci racconta il viaggio di una vita straordinaria in una realtà prosciugata, dove l’amore è diventato superfluo, tutto è un caos e l’ordine è perduto. La mancanza d’acqua, fonte di vita, rappresenta l’assenza di linfa vitale nell’umanità, un nutrimento senza il quale l’uomo è destinato a perire. Continua la lettura di “CATHARSYS OR THE AFINA TALES OF THE LOST WORLD” DI YASSINE MARCO MARROCCU

“L’ULTIMA NOTTE” DI FRANCESCO BAROZZI

Nel 2012 un terribile caso di duplice omicidio alle porte di Modena sconvolse l’opinione pubblica e la mente di un giovane regista. Si tratta di Francesco Barozzi, che parte da questo inquietante spunto di cronaca nera per mettere in piedi il suo terzo lungometraggio, L’ultima notte, una produzione totalmente indipendente, un’impresa audace che non coglie nel segno.

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“MANDY” BY PANOS COSMATOS

Article by: Chiara Gioffrè

Translation by: Massimo Campostrini

Excess.

Absence.

These two words tormented me as I tried to rearrange my impressions on Mandy, a film that is atypical but coherent with the (short) filmography of its director.

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“INCIDENT IN A GHOSTLAND” DI PASCAL LAUGIER

Salutato come il cineasta che ha contribuito a riportare in auge l’horror francese con Martyrs (2008)Pascal Laugier torna alla regia (e alla sceneggiatura) firmando un altro film decisamente perturbante. Rispetto al predecessore, esperimento coraggioso che ha incassato pareri molto contrastanti, Incident in a Ghostland è un film meno arduo e più saldamente ancorato alle convenzioni del genere, concedendosi un omaggio al maestro del genere Lovecraft. Continua la lettura di “INCIDENT IN A GHOSTLAND” DI PASCAL LAUGIER

“TYREL” BY SEBASTIÁN SILVA

Article by: Elisabetta Vannelli

Translation by: Laura Facciolo

Loneliness is an emotion that you can feel in an empty room as well as in a square full of people. It’s a reflection of the private feeling of inadequacy, a physical limit that it’s hard to overpass.

Sebastián Silva is a young Chilean director who is now committed in the United States. After presenting another film  called La nana (The Maid  2009), now he returns at the Torino Film Festival in the After Hours section with his film Tyrel (2018), which has been presented at the Sundance Film Festival in a world premiere. In the United States this film has been defined as “the new Get Out(Get Out, 2017, Jordan Peele). Tyler (Jason Mitchell) is an Afro-American boy who spends a weekend with a group of white guys, but he can’t fit in because he is black.

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“TYREL” DI SEBASTIÁN SILVA

La solitudine può emergere in una stanza vuota o in una piazza gremita di persone. È il riflesso di un’inadeguatezza interiore, un limite fisico difficilmente valicabile.

Sebastián Silva è un giovane regista cileno attualmente impegnato negli Stati Uniti. Già presente al Torino Film Festival, dove aveva presentato La nana (Affetti e dispetti 2009), Silva ritorna nella sezione After Hours con il film Tyrel (2018), proposto in anteprima mondiale al Sundance Film Festival e definito negli States “il nuovo Get Out” (Scappa-Get Out, 2017, Jordan Peele). Tyler (Jason Mitchell) è un ragazzo afroamericano che trascorre un week-end di baldoria insieme a un gruppo di “white guys”  ma che non riesce ad integrarsi per via della sua condizione di unico ragazzo di colore. Continua la lettura di “TYREL” DI SEBASTIÁN SILVA

“RELAXER” BY JOEL POTRYKUS

Article by: Cristian Viteritti

Translation by: Massimo Campostrini


There are films easy to review and others that are difficult. Relaxer, directed by the American director Joel Potrykus, deserves to enter the second category. The film is certainly one of the most singular and eccentric experiences of the Torino Film Festival: not only comedy and drama, but also science fiction and gore – shown in a totally unexpected way – come together in a mixture ready to explode in the most catastrophic event among all: the Apocalypse.

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“RELAXER” DI JOEL POTRYKUS

Ci sono film facili da recensire e film difficili. Relaxer, dell’americano Joel Potrykus, si merita a pieno di entrare nella seconda categoria. Il film è sicuramente una delle esperienze più singolari ed eccentriche del Torino Film Festival: non solo commedia e dramma, ma anche fantascienza e gore – in maniera del tutto inaspettata – si uniscono in una miscela pronta a esplodere nell’evento più catastrofico fra tutti: l’Apocalisse. Continua la lettura di “RELAXER” DI JOEL POTRYKUS

“HEVI REISSU/HEAVY TRIP” BY JUUSO LAATIO AND JUKKA VIDGREN

Article by: Maria Cagnazzo

Translation by: Cristiana Manni

The real essence of humour is very difficult to understand and, very often, many movies with humorous purposes seem to be unable to reach their goals. Telling a simple story, making it meaningful only with humour is a particularly complex operation.

I’m making this introduction because Heavy Trip, Finnish movie presented in the After Hours section at the Torino Film Festival, first of all, gave me the impression of being totally and happily focused on humour. On a cold morning in Turin, together with a laughing and clapping audience in theatre 1 at Cinema Massimo, I grasped an irony that preceded any other possible reasoning on the film.

On the screen, in a close-up, we can see a reindeer crossing the road and, in the distance, out of focus, the main character walking and dragging his rusty bike. The premises are pretty clear: the protagonists of this odd story will be Finland, its distinctive landscape, its animals and the people who live there.

A Heavy Metal band tries to make a name for itself in a small village far away from us, where “loud” music is not common, where people who have long hair are considered “homo”, and, more importantly, where the stereotype tends to creep into everyday life. Heavy Trip has all the hallmarks of a road movie: the band follows the dream of doing a concert in Norway and will be willing to do anything to reach its destination, finding itself in very unlikely situations.

 

 

The irony of the film is simple and irreverent at the same time, and the spectator finds himself laughing at situations that he probably would not perceive in the same way in real life. The screenplay makes constant reference to the stereotypes about Heavy Metal and aims to make the main characters look funny and ridiculous, dispelling all the still persistent myths about this kind of music. Therefore, there is a reversal of positions: those who feel superior and in the position of ridiculing the others are shown here in a comic and farcical way. Thus, a comedy of misinterpretations takes place, where the misunderstanding becomes the element which provokes the laughter. The prejudice and the stereotype turn the characters into caricatures. So, for example, it may happen that the police mistake a group of masked boys who are celebrating a hen party for terrorists.

The sequences in which the band plays in the basement are assembled like a real metal videoclip, with details of the fingers moving on the bass and close- ups of a caged doll hanging from the ceiling. When the spectator is involved in a visual and auditory climax, the myth is going to crumble, as soon as the mother tells the boys that the reindeer dinner is ready. The idea of tough-looking “metalheads”, that frighten those who met them, is constantly overturned by the mild-mannered and almost compliant character of the protagonists who, overwhelmed by the events, carry out accidentally rebellious actions.

Each character is characterized to the point of becoming grotesque, and the spectator has to immediately distinguish the “good” from the “bad” guys. A narrative structure that may almost appear ordinary, but that never looks obvious thanks to the humour that supports the entire story in an excellent manner. Everything is the opposite of what it seems: the authors of Heavy Trip have taken literally the meaning of “irony”, understood as concealment, “feeling of the opposite”, giving to the audience a simple and funny comedy that is able to leave you with a smile even after the ending credits.

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“HEVI REISSU/HEAVY TRIP” DI JUUSO LAATIO E JUKKA VIDGREN

Spesso la vera essenza dell’umorismo è difficile da cogliere, e altrettanto spesso molti film che si propongono obiettivi umoristici risultano manchevoli nei loro propositi. Raccontare una storia semplice, rendendola pregnante solo grazie alla comicità è un’operazione particolarmente complessa.

Faccio questa premessa in quanto Heavy Trip, film finlandese presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival, mi ha dato, prima di tutte, l’impressione di essere totalmente e felicemente improntato sull’umorismo; ho captato, insieme agli altri spettatori che nella Sala 1 del Cinema Massimo ridevano ed applaudivano in un freddo mattino torinese, un’ironia che ha preceduto tutti gli altri possibili ragionamenti sul film.

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“ALPHA, THE RIGHT TO KILL” BY BRILLANTE MENDOZA

Article by: Elio Sacchi

Translation by: Maria Elisa Catalano

Brillante Mendoza, one of the most successful Filipino directors, known all over the world thanks to numerous international awards, returns to the Torino Film Festival this year with Alpha, the Right to Kill, a claustrophobic film with a strong and immediately explicit social commentary. Shot in low resolution and with a style inherited from cinéma vérité, this Filipino film immediately immerses the viewer into the streets, the markets and the houses of a labyrinthine city, where even moral values seem to have lost their point of reference: in fact, despite the police being an ubiquitous presence, crime and immorality indirectly pervade the whole society.

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“ALPHA, THE RIGHT TO KILL” DI BRILLANTE MENDOZA

Brillante Mendoza, uno dei più affermati registi filippini che, grazie a numerosi premi internazionali è conosciuto in tutto il mondo, torna al Torino Film Festival anche quest’anno con Alpha, the Right to Kill, un film claustrofobico e di forte e immediatamente esplicita denuncia sociale. Girato in bassa risoluzione e con uno stile erede del cinema-verità, il film filippino immerge fin da subito lo spettatore tra le strade, i mercati e le case di una città labirintica, in cui anche i valori morali sembrano aver perso il loro punto di riferimento: infatti, nonostante la polizia sia una presenza ubiqua, la criminalità e l’immoralità pervade trasversalmente l’intera società.

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“Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

Mostro sacro del cinema contemporaneo giapponese, torna anche quest’anno nelle sale cinematografiche sotto la Mole il regista nipponico Sion Sono con la riduzione per il grande schermo di una mini-serie tv targata Amazon, Tokyo Vampire Hotel. Per la prima volta, Sono si cimenta con i mostri della lunga tradizione mitteleuropea, i vampiri, portando la sua personalissima, sanguinolenta visione della creatura che da secoli infesta le paure ataviche dell’uomo. Continua la lettura di “Tokyo Vampire Hotel” di Sion Sono

“The Disaster Artist” by James Franco

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Roberto Guida

Translation by: Valeria Alfieri

There are some particular moments, that are very rare in the entertainment industry, or in the art industry or even in sports, or in business that are supposed to involve talents in general, as we often see in the media. The are those moments in which anomalies, short circuits happen, as if a superior force is rebelling to this imposition that makes success available only to the best, the most talented.  Continua la lettura di “The Disaster Artist” by James Franco