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“EL ELEMENTO ENIGMÁTICO” DI ALEJANDRO FADEL, “THE PHILOSOPHY OF HORROR – A SYMPHONY OF FILM THEORY” DI PÉTER LICHTER E BORI MÁTÉ

Lente panoramiche perlustrano un paesaggio siderale, una distesa di montagne ricoperte dalla neve e sovrastate dal vento. È forse un territorio alieno quello al centro di El elemento enigmático, un ambiente ostile in cui tre uomini avanzano a fatica. Uomini in casco e tuta da motocliclista, senza volto né voce (ne comprendiamo i dialoghi solo mediante i sottotitoli), che vagano senza meta aspettando la propria fine. Un clima di sospensione permane per tutto il film, un’opera difficilmente catalogabile, a metà strada fra narrazione e videoarte . Se infatti è possibile rintracciare aspetti cari alla fantascienza, come lo scontro fra natura e uomo, questi vengono risucchiati dall’onnipresente aura di mistero, un’atmosfera densa e al tempo stesso impalpabile, come i vapori ghiacciati qui emanati dalle rocce.

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“UNE DERNIÈRE FOIS” BY OLYMPE DE G.

Article by Chiara Rosaia

Translated by Nadia Tordera

Among the films of this edition of the Torino Film Festival, Une dernière fois represents an anomalous object. Indeed, on closer inspection it does not often happen that a film defined as pornographic crosses the boundaries of sector events which although increasing still constitute a separate universe, well distinguished from generalist festivals. Let’s put aside the misunderstandings (and for some the hopes): Olympe de G.’s first feature film is not just sex, just as its purpose is not (only) to excite us. It is not because the sixty-nine healthy and wealthy protagonist Salomé (Brigitte Lahaie) has decided to die. And it is from this serene but irrevocable choice that sexual interactions are born, the succession of embraces in search of the right person with whom to live her “last time”.

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“UNE DERNIÈRE FOIS” DI OLYMPE DE G.

Tra i film di questa edizione del Torino Film Festival, Une dernière fois rappresenta un oggetto anomalo. A ben vedere infatti, non capita spesso che un film definito pornografico scavalchi i confini degli eventi di settore, i quali, seppur in aumento, costituiscono pur sempre un universo a parte, ben distinto dai festival generalisti. Mettiamo da parte i fraintendimenti (e per qualcuno le speranze): il primo lungometraggio di Olympe de G. non è solo sesso, così come il suo scopo non è (soltanto) quello di eccitarci. Non lo è perché la protagonista Salomé (Brigitte Lahaie), sessantanove anni, donna in salute e benestante, ha deciso di morire. Ed è a partire da questa scelta, serena ma irrevocabile, che nascono le interazioni sessuali, il susseguirsi di amplessi alla ricerca della persona giusta con cui vivere la sua “ultima volta”.

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