Archivi tag: Documentario

“NOTRE CORPS” DI CLAIRE SIMON

All’inizio c’è un’ombra: è quella di Claire Simon, la regista di Notre corps, presentato nel Concorso documentari internazionali al 41° Torino Film Festival. Riprende il contorno di se stessa e della macchina da presa che si delinea sulla strada prima di entrare – come dice la sua voce – nel racconto di «un valzer folle di destini, dall’inizio alla fine». Torna alla mente la scena in cui un’altra grande regista francese, Agnès Varda, che inquadra le sue mani mentre commenta come il corpo cambi nel tempo in La vita è un raccolto (2000). In entrambi i casi non c’è programmaticità nello sguardo della macchina quanto piuttosto il punto di vista soggettivo e personale di due donne che trasformano ogni inquadratura in un’umana riflessione sulla vita e sul suo essere determinata dalla fine.

Simon inizia da un incontro, quello con la produttrice Kristina Larsen che le dà lo spunto per un documentario. Eccola quindi entrare nel reparto di ginecologia di un ospedale pubblico parigino per raccontare, guardando al cinema di Frederick Wiseman, un microcosmo composito nel quale ogni tassello è una patologia diversa. Le singole esperienze private sono allineate nella narrazione in modo da rivendicarne anche la dimensione pubblica. Lo mostrano due scene che si susseguono: prima alcune manifestanti denunciano la brutalità delle visite mediche che hanno dovuto subire e rivendicano il diritto di scelta sul proprio corpo. Subito dopo, di nuovo dentro l’ospedale, una signora guarda in macchina mentre la preparano per un’operazione sottolineando il suo amore per il cinema e quanto il lavoro della regista sia importante perché bisogna prima di tutto informare. Ed è Claire Simon stessa a testimoniarlo: quando scopre di avere il cancro durante le riprese dice infatti al suo medico che l’avrebbe presa molto peggio se non fosse stata nel pieno della realizzazione di questo film, che proprio sul ruolo del corpo come attore dell’esistenza riflette.

Valentina Testa.

articolo pubblicato su “la Repubblica” il 27 novembre 2023.

“A STRANGER QUEST” DI ANDREA GATOPOULOS

Tracciare i confini di una mappa significa indagare il mondo conosciuto e, soprattutto, rivolgere il nostro sguardo verso l’ignoto. Ruotano intorno a questo le domande che Andrea Gatopoulos lascia che l’intelligenza artificiale ponga a David Rumsey, uno dei più grandi collezionisti di mappe del mondo. Il primo lungometraggio del regista abruzzese conclude una trilogia dedicata al rapporto tra uomo e macchina costituita dai due cortometraggi Happy New Year, Jim (2022) ed Eschaton Ad (2023).

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“NUCLEAR NOW” by OLIVER STONE

Article by Angela Borraccio

Translated by Fabio Castagno

The last important guest of the 41st edition of Torino Film Festival is the American director Oliver Stone, who will be awarded with Premio Stella della Mole. He will hold a masterclass and present his latest documentary Nuclear Now, which leads the audience to reflect about the contradictions and paradoxes of humankind in his typically blunt and direct style. The film takes its inspiration from the arguments of the book A Bright Future: How Some Countries Have Solved Climate Change and the Rest Can Follow by Joshua S. Goldstein, a leading expert on international relations, war and society, energy and climate change. The authors’ obvious intentions are to explain that nuclear energy can be a solution to climate change and the challenges putting a strain on human survival on the planet.

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“NUCLEAR NOW” di OLIVER STONE

L’ultimo importante ospite della 41 ͣ edizione del Torino Film Festival è il regista americano Oliver Stone, al quale sarà conferito il Premio Stella della Mole. Il regista terrà una mastercless e presenterà il suo ultimo documentario Nuclear Now che, in linea con il suo stile schietto e diretto, porta il pubblico a ragionare sulle contraddizioni e i paradossi del genere umano. Il film prende il via  dalle argomentazioni contenute in A Bright Future: How Some Countries Have Solved Climate Change and the Rest Can Follow, libro di Joshua S. Goldstein, uno dei massimi esperti di relazioni internazionali, guerra e società, di energia e cambiamento climatico. Le evidenti intenzioni degli autori sono di spiegare che l’energia nucleare può essere una soluzione al cambiamento climatico e alle sfide che stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza dell’essere umano sul pianeta.

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“SMILING GEORGIA” BY LUKA BERADZE

Article by Nicolò Pilon

Translation by Martina Agostino

During the elections in 2012 in Georgia, the Party’s candidate Mikheil Saak’ashvili of “United National Movement” promises free dental visits to all citizens over the age of 50. He does not limit himself to promises, in fact he hires teams of dentists tasked with restoring the smiles of his potential voters. At the end of the two-month campaign, however, Mikheil will lose the election, leaving citizens with half surgery done, but with no teeth. Eight years later, director Luka Beradze decides to go to one of the  regions most affected by this electoral cataclysm, where he will find the Innominatovillage, in the municipality of Chiaturi.

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“SMILING GEORGIA” DI LUKA BERADZE

Durante le elezioni del 2012 in Georgia il candidato del partito “Movimento Nazionale Unito” Mikheil Saak’ashvili promette visite odontoiatriche gratuite a tutti i cittadini che hanno superato il cinquantesimo anno di età. Non si limita alle promesse, ma ingaggia squadre di dentisti incaricate di ripristinare il sorriso dei suoi potenziali elettori. Alla fine della campagna durata due mesi Mikheil perderà però le elezioni, lasciando i cittadini a metà intervento, ovvero senza denti. Otto anni dopo il regista Luka Beradze decide di andare in una delle regioni più colpite da questo cataclisma elettorale, dove troverà il villaggio Innominato, nel comune di Chiaturi.

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 “ANULLOJE LIGJIN” BY FABRIZIO BELLOMO

Article by Asia Lupo

Translation by Rebecca Lorusso

The sea, a mound of earth and some buildings are the opening images of Anulloje Ligjin, a documentary that talks about the mysterious reality of a country which has been isolated from the rest of the European continent for 40 years. Albania, in this film, is shown in all its desolation and inconsistencies, but also in its profound creative energy and resistance.

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 “ANULLOJE LIGJIN” DI FABRIZIO BELLOMO

Il mare, un cumulo di terra e alcuni edifici sono le immagini di apertura di Anulloje Ligjin, un documentario che tocca con i guanti la realtà misteriosa di un paese che per quarant’anni è stato isolato dal resto del continente europeo.  L’Albania, nel film di Fabrizio Bellomo, viene mostrata in tutta la sua desolazione, le sue incongruenze, ma anche la sua profonda  e tribale energia creativa e di resistenza.

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“LUX SANTA” BY MATTEO RUSSO

Article by Valentina Testa

Translation by Chiara Rotondo

It is a customary practice in Crotone for young men to build a wooden pyramid to set fire in honour of St. Lucy on December 13th. Cooperation becomes a prerequisite for winning the friendly and traditional competition that takes place every year among the town districts to see who can build the highest and most impressive fire. “We must ensure that our Jesus Fund gets published in newspapers, and nobody else.” Even if the press won’t pay attention to them, the story of the Jesus Fund community will be told in Lux Santa (“Holy light”). This film, directed by Matteo Russo and presented as part of the 41st Turin Film Festival’s Italian documentary competition, sheds light on their experiences.

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“LUX SANTA” DI MATTEO RUSSO

La tradizione vuole che a Crotone, per il 13 dicembre, i giovani uomini del quartiere costruiscano una piramide di legno a cui dare fuoco in omaggio a Santa Lucia. Lavorare insieme diventa una necessità per avere la meglio nella competizione – amichevole e tradizionale anch’essa – che ogni anno si instaura tra i rioni della città per chi fa il fuoco più alto e più bello. «Dobbiamo uscire sui giornali – noi, Fondo Gesù, non gli altri». E nonostante la stampa non gli darà attenzione, sarà Lux Santa – diretto da Matteo Russo e presentato nel concorso documentari italiani per il 41° Torino Film Festival – a raccontare la storia degli uomini del rione Fondo Gesù.

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“OLTRE LA VALLE” BY VIRGINIA BELLIZZI

Article by Marco Di Pasquale

Translation by Chiara Rotondo

Since we were kids, when being first shown a geographical map, political boundaries seemed so obvious and natural to us that we were ready to be tested at school. They may have changed over time, but they remain precise and defined at all times. Paradoxically, it is precisely when at the boundaries that we realise how much those lines we saw reproduced on maps are actually invisible, and how much the very concept of a border is artificial, aimed at reassuringly determining  every aspect of our existence. It is in one of those places, in the municipality of Oulx, on the border between Italy and France, that Virginia Bellizzi observes the numerous fleeting passages of migrants in search of a better future.

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“OLTRE LA VALLE” DI VIRGINIA BELLIZZI

Quando, fin da piccoli, ci viene mostrata per la prima volta una mappa geografica, i confini politici ci appaiono scontati e naturali, pronti per essere memorizzati in vista dell’interrogazione. Sono sì cambiati nel corso del tempo, ma restano precisi e definibili in ogni epoca. Paradossalmente, è proprio nei luoghi di confine che ci si rende conto di quanto quelle linee che vediamo riprodotte sulle cartine geografiche siano in realtà trasparenti e quanto il concetto stesso di confine sia artificiale, finalizzato a incasellare in modo rassicurante ogni aspetto della nostra esistenza. È in uno di questi luoghi, nel comune di Oulx, al confine tra Italia e Francia, che Virginia Bellizzi osserva i numerosi e fugaci passaggi di migranti in cerca di un futuro migliore.

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“Sconosciuti puri” by Valentina Cicogna, Mattia Colombo

Article by Valentina Testa

Translation by Giorgia Legrottaglie


In Milan’s Labanof, the Laboratory of Forensic Anthropology and Odontology at the University of Milan, Professor Cristina Cattaneo takes care of bodies without identities, which she calls “pure strangers.” These same bodies give their name to Valentina Cicogna and Mattia Colombo’s documentary: Sconosciuti puri (“Pure strangers”), which is dedicated to the struggles of forensic anthropologist’s work.

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“Sconosciuti puri” di Valentina Cicogna, Mattia Colombo

Nel Labanof di Milano, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi, la professoressa Cristina Cattaneo si prende cura dei cadaveri senza identità, che lei stessa chiama “sconosciuti puri”. Sono questi stessi cadaveri a dare il nome al documentario di Valentina Cicogna e Mattia Colombo, Sconosciuti puri dedicato alle battaglie lavorative dell’antropologa forense.

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“RETRATROS FANTASMAS” by Kleber Mendonça Filho

Article by Fabio Bertolotto

Translation by Fabio Castagno


In Kleber Mendonça Filho’ debut film, O Som ao Redor (“Neighbouring sounds”, 2012), there’s a scene in which two people visit an abandoned cinema and the sound recalls films that used to be shown there in the past. Through this dimension, images manifest themselves as spectres that want to communicate with the living, echoing in crumbling and forgotten places. The last work of the Brazilian director, Retratos fantasmas (“Pictures of ghosts”) – presented at the International Documentaries Competition of the 41 st edition of the Torino Film Festival – is based on the same concept of returning images.

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“RETRATROS FANTASMAS” di Kleber Mendonça Filho

Nel film di esordio di Kleber Mendonça Filho, Il suono intorno (O Som ao Redor, 2012), c’è una scena in cui due giovani visitano un cinema abbandonato e il sonoro evoca i film che in passato venivano proiettati in quella sala. Attraverso la dimensione sonora, le immagini si manifestano come spettri, echeggiando in spazi fatiscenti e dimenticati, per comunicare con i vivi. L’ultima opera del regista brasiliano, Retratos fantasmas – presentato nel Concorso Documentari Internazionali alla 41ª edizione del Torino Film Festival – si basa su questa stessa idea di ritorno delle immagini.

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“PELIKAN BLUE” BY LÁSZLÓ CSÁKI

Article by Marco Di Pasquale

Translation by Carolina Criscuolo

It’s tough to picture what thousands of young people must have felt when, after years under the regime, they suddenly had the chance to cross their country’s borders and freely explore cities like London, Paris, Rome, Madrid, or Amsterdam. It’s not surprising that László Csáki wanted to create an animated documentary to leverage drawing possibilities and convey the feelings of an entire generation in Hungary during the 1990s, following the breakup of the People’s Republic and the Soviet Union.

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“PELIKAN BLUE” DI LÁSZLÓ CSÁKI

È difficile immaginare cosa possano aver provato migliaia di giovani che, dopo aver vissuto per anni sotto regime, un giorno, improvvisamente, hanno avuto la possibilità di varcare i confini del loro Paese e vedere liberamente Londra, Parigi, Roma, Madrid o Amsterdam. Non stupisce quindi che László Csáki abbia voluto fare un documentario in animazione per sfruttare le possibilità del disegno e trasmettere le sensazioni e le emozioni che un’intera generazione ha vissuto in Ungheria negli anni Novanta a seguito del disfacimento della Repubblica Popolare e dell’Unione Sovietica.

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“PARLAMI D’AMORE” DI DANIELE DI BIASIO E ADELMO TOGLIANI

Questa è “una storia che sa di tram che dalle borgate ti portano a Cinecittà per fare la comparsa”: la storia tutta italiana di un talento internazionale. Scritto e diretto da Adelmo Togliani e Daniele Di Biasio, Parlami d’amore ripercorre la carriera di Achille Togliani, cantante dalla voce di velluto e uomo bellissimo, un artista che, dalle riviste alle sale da ballo, ha accompagnato l’Italia nel dopoguerra e non l’ha lasciata più. Dopo aver lavorato come comparsa, iniziò la sua carriera di “idolo romantico” con i fotoromanzi al fianco di Sophia Loren, all’epoca Sofia Lazzaro, diventandone il fidanzato e riempiendo così  le pagine della cronaca rosa.

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“THE FIRE WITHIN: REQUIEM FOR KATIA AND MAURICE KRAFFT” BY WERNER HERZOG

Article by Fabio Bertolotto

Translated by Maria Bellantoni

The Fire Within is a film that focuses less on Herzog’s interest in volcanoes – already demonstrated in La Soufrière (1977) and Into the Inferno (2016) – than on the work of Katia and Maurice Krafft. A requiem, as the subtitle suggests, that revolves around the death of the two famous volcanologists while they were closely studying those giants towards which they felt a real obsession.

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