Archivi tag: Festival

L’esperienza di Venezia 77

Dal 2 al 12 settembre la 77^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia si è svolta in presenza, sfidando la paura del contagio da Nuovo Coronavirus, non ancora debellato in Italia. L’organizzazione della Biennale ha avuto diversi mesi per valutare tutti i problemi legati a un evento così grande e ha deciso di inaugurarlo con nuove regole che permettessero il suo svolgimento dal vivo. Queste regole pare siano state efficaci, perché ancora non sono stati riscontrati casi di contagio legati direttamente alla Mostra del Cinema. 

Naturalmente molti ospiti provenienti da paesi a rischio non hanno potuto partecipare al festival veneziano e il numero di partecipanti è stato ridotto per contenere al minimo gli affollamenti. Sono stati 5.500 gli accreditati, 1300 i giornalisti (850 italiani e 450 stranieri), con un complessivo calo del 40% rispetto al 2019. Il totale degli ingressi nei 10 giorni di festival è di 92.000, -66% rispetto all’anno precedente in cui erano stati 154.000. Ogni sala poteva contenere al massimo la metà delle persone previste per la capienza massima, ma le platee parevano ancora più spoglie, rendendo percepibile all’occhio il calo di pubblico. Il festival ha dovuto inoltre investire 2 milioni in più rispetto al budget previsto di 12 milioni, per permettere l’approntamento di tutte le norme di sicurezza. Dispenser di gel disinfettante in ogni angolo, misuratori della temperatura automatici all’ingresso dell’area della Mostra, personale dispiegato per la pulizia, il controllo degli accessi, per sorvegliare il metro di distanza e la mascherina sul volto in tutte le aree della mostra, dal bar fino alla sala, dove doveva essere indossata per l’intera durata della proiezione. Pur nel rispetto di questi protocolli si sono create comunque situazioni di affollamento, specialmente su autobus e vaporetti. E sebbene il red carpet fosse occultato da un alto pannello, in diverse occasioni i curiosi hanno cercato di sbirciare la passerella dei divi dai piccoli spazi tra una transenna e l’altra. 

In definitiva il rispetto delle norme di sicurezza alla Mostra è rimasto in mano ai singoli spettatori, che hanno deciso come e quanto attenersi alle regole, sotto lo sguardo attento delle maschere che, oltre a vigilare contro la pirateria, hanno dovuto aguzzare la vista per richiamare all’ordine chi esponeva il naso durante le proiezioni. 

In definitiva però, di questa edizione segnata dal Covid-19, l’attenzione si è subito spostata sui film. A un primo sguardo generale sul programma si poteva pensare che questa edizione sarebbe stata contrassegnata da film sperimentali, autori meno noti che avrebbero presentato lavori meno canonici, dato anche il periodo critico in cui questi film sono stati completati. A guardare invece i premi assegnati possiamo invece affermare il contrario. Venezia ha mantenuto una linea che guarda al mercato. A cominciare da Nomadland, ottimo film di Chloé Zhao, regista cinese naturalizzata statunitense e ora impegnata nell’ultima produzione Marvel, fino al disturbante Nuove Orden, produzione messicana che punta su una rappresentazione fumettistica della violenza, senza però riuscire a coinvolgere lo spettatore in una vera riflessione sull’ingiustizia sociale, e che pare nato pronto per la diffusione su Netflix. Film validi, come Pieces of a Woman insignito con la Coppa Volpi per la miglior attrice a Vanessa Kirby; film che effettivamente rappresentano un festival in cui l’originalità è comparsa ai margini, nei film minori e meno visti, mentre il concorso vedeva competere film semplici, rotondi, completi, perfetti magari, ma che aggiungono poco o nulla alla ricerca sul linguaggio del cinema contemporaneo. Ci sono però le dovute eccezioni: Never Gonna Snow Again di Małgorzata Szumowska e Michał Englerte e In Between Dying di Hilal Baydorov sono stati i titoli più atipici e articolati del concorso e che, pur facendo riferimento a filmografie e autori precedenti, danno un loro contributo a un discorso sul cinema come luogo di riflessione, di sospensione e anche di morte, un luogo dove una società contrassegnata da violenza e mutamenti incontrovertibili si ritira fino a scomparire. 

Per quel che riguarda i film italiani, presenti numerosi in tutte le sezioni della Mostra, pochi  hanno ottenuto un riconoscimento ufficiale: il Leone per la Miglior Sceneggiatura della sezione Orizzonti è andato a Sergio Castellitto con il suo esordio I predatori, mentre Pierfrancesco Favino ha vinto la Coppa Volpi come Miglior Attore in Padrenostro di Claudio Noce. Questi e molti altri titoli italiani saranno presto in sala, per rilanciare i settori della distribuzione e dell’esercizio pesantemente penalizzati dai mesi di lockdown e successivamente dal periodo estivo. 

Vedremo se il pubblico li accoglierà con un calore diverso da quello ricevuto a Venezia, nella speranza di una nuova annata in cui la ripartenza di progetti e produzioni porterà a nuove opere italiane di rilievo. 

“LES MISERABLES” DI LADJ LY

Les Misérables di Ladj Ly condivide con Les Misérables di Victor Hugo non solo il titolo e l’ambientazione, ma anche la capacità di raccontare una condizione di desolazione e brutalità attraverso un’opera capace di trasmettere un messaggio universale. Non possiamo sapere come Hugo avrebbe rappresentato il suo tempo se avesse avuto una macchina da presa, ma quello che vediamo sullo schermo è un nuovo tentativo di raccontare la povertà, materiale e non. Ly raccoglie il lascito di un capolavoro letterario senza sfruttarlo né rinnegarlo, ma rivitalizzandolo in un film che, con un linguaggio asciutto e preciso, porta una pulsione sotterranea davanti all’obiettivo e sotto la luce dei riflettori della Croisette del Festival di Cannes, dove è stato insignito del Premio della Giuria nella scorsa edizione.  

Continua la lettura di “LES MISERABLES” DI LADJ LY

“SAUVAGE” DI CAMILLE VIDAL-NAQUET

Eros e Thanatos, gioia e dolore, ironia e rabbia sono i binomi su cui si costruisce Sauvage, primo lungometraggio del regista Camille Vidal-Naquet, vincitore della menzione speciale nel concorso lungometraggi All The Lovers della 34ma edizione del Lovers Film Festival, precedentemente presentato nella Semaine de la critique della scorsa edizione del festival di Cannes.

Continua la lettura di “SAUVAGE” DI CAMILLE VIDAL-NAQUET

“OIKTOS” BY BABIS MAKRIDIS

Article by: Cristian Viteritti

Translation by: Silvia Fontana

People respond in different ways to accidents, tragedies or griefs: those who directly experiences them are immerged in contrasting feelings of denial and anger, which gradually transform into acceptance. Whereas those who are not affected by pain try to support the former, showing compassion and trying to lighten the pain of those who suffer.

Continua la lettura di “OIKTOS” BY BABIS MAKRIDIS

“OIKTOS” DI BABIS MAKRIDIS

Le persone reagiscono in modi diversi a incidenti, tragedie e lutti: chi li vive in prima persona è immerso in contrastanti sentimenti di negazione e di rabbia, destinati a trasformarsi gradualmente in accettazione. Gli altri, quelli che non sono colpiti dal dolore, cercano invece di supportare i primi, mostrando compassione, cercando di alleggerire la pena di chi soffre. Continua la lettura di “OIKTOS” DI BABIS MAKRIDIS