Archivi tag: FUORI CONCORSO

“UNE DERNIÈRE FOIS” BY OLYMPE DE G.

Article by Chiara Rosaia

Translated by Nadia Tordera

Among the films of this edition of the Torino Film Festival, Une dernière fois represents an anomalous object. Indeed, on closer inspection it does not often happen that a film defined as pornographic crosses the boundaries of sector events which although increasing still constitute a separate universe, well distinguished from generalist festivals. Let’s put aside the misunderstandings (and for some the hopes): Olympe de G.’s first feature film is not just sex, just as its purpose is not (only) to excite us. It is not because the sixty-nine healthy and wealthy protagonist Salomé (Brigitte Lahaie) has decided to die. And it is from this serene but irrevocable choice that sexual interactions are born, the succession of embraces in search of the right person with whom to live her “last time”.

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“UNE DERNIÈRE FOIS” DI OLYMPE DE G.

Tra i film di questa edizione del Torino Film Festival, Une dernière fois rappresenta un oggetto anomalo. A ben vedere infatti, non capita spesso che un film definito pornografico scavalchi i confini degli eventi di settore, i quali, seppur in aumento, costituiscono pur sempre un universo a parte, ben distinto dai festival generalisti. Mettiamo da parte i fraintendimenti (e per qualcuno le speranze): il primo lungometraggio di Olympe de G. non è solo sesso, così come il suo scopo non è (soltanto) quello di eccitarci. Non lo è perché la protagonista Salomé (Brigitte Lahaie), sessantanove anni, donna in salute e benestante, ha deciso di morire. Ed è a partire da questa scelta, serena ma irrevocabile, che nascono le interazioni sessuali, il susseguirsi di amplessi alla ricerca della persona giusta con cui vivere la sua “ultima volta”.

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“BILLIE” BY JAMES ERSKINE

Article by Alice Ferro

Translated by Paola Macchiarella

February 6th, 1978 – On a sidewalk in Washington D.C., a body was found. It was Linda Lipnack Kuehl, a journalist who devoted the last ten years of her life to writing a (never finished) biography of the legendary jazz singer Billie Holiday. During her research, she interviewed dozens of people and investigated thoroughly on the singer’s life. The heritage she left is priceless: 125 audiotapes, 200 hours of interviews and a manuscript. Billie is the result of the analysis and punctual use of this unpublished material: a colossal project directed by James Erskine, who decided to create a documentary about the singer and then found himself in charge of a rare task, beginning with the purchase of this precious material from a collector in New Jersey.

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“BILLIE” DI JAMES ERSKINE

6 febbraio 1978 – viene ritrovato su un marciapiede di Washington D.C. il corpo di Linda Lipnack Kuehl, una giornalista che aveva dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita alla stesura di una biografia, mai terminata, sulla leggendaria cantante jazz Billie Holiday. Nel corso della sua ricerca aveva intervistato decine di persone e svolto un’indagine dettagliata sulla vita dell’artista. Il patrimonio da lei lasciato è inestimabile: 125 nastri audio, 200 ore di interviste e un manoscritto. Billie è l’esito dell’analisi e dell’accurato utilizzo di questo materiale prima d’ora inedito: un progetto mastodontico diretto da James Erskine che, dopo aver espresso il desiderio di realizzare un documentario sulla cantante, si è trovato a capo di un’impresa come poche, iniziata con l’acquisizione del prezioso materiale da un collezionista del New Jersey.

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“CLEANERS” By GLENN BARIT

Article by Fabio Bertolotto

Translated by Nadia Tordera

The “cleaners” to which the title refers are a group of eight students from a strict Catholic school in the Philippines. They are defined in this way because they are the protagonists of four stories in which they are forced to respect obtuse educational rules that require them to be clean and correct at all costs. Cleaners also describes the pressures that young people experience from a world that is dirty and superficial.

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“CLEANERS” DI GLENN BARIT

Gli “addetti alle pulizie”, a cui fa riferimento il titolo, sono un gruppo di otto studenti e studentesse di una rigida scuola cattolica delle Filippine. Vengono definiti così perché sono protagonisti di quattro vicende in cui sono costretti a rispettare ottuse regole educative che impongono di essere puliti e corretti a tutti i costi. Cleaners descrive anche le pressioni che i ragazzi subiscono da un mondo che invece è sporco e superficiale.

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“CALIBRO 9” BY TONI D’ANGELO

Article by Cristina Danini

Translated by Simona Sucato

Milan, Frankfurt, Moscow, Antwerp, a calabrian city. Places in the movie marked by red lettering, squares on the chessboard of a game with no holds barred. Playing for life Fernando Piazza (Marco Bocci), that the mother has not been able to turn away from his father’s underworld; on the other side of the table, the ‘ndrangheta. To help him, in a game more difficult than he could imagine, there is only Maia (Ksenia Rappoport), the girl he once loved, now a woman belonging to Corapi’s clan.

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“CALIBRO 9” DI TONI D’ANGELO

Milano, Francoforte, Mosca, Anversa, una città calabrese. Luoghi del film scanditi da scritte rosse, caselle sulla scacchiera di una partita senza esclusione di colpi. A giocare per la vita è Fernando Piazza (Marco Bocci), che la madre non ha saputo allontanare dal mondo della malavita del padre; dall’altro lato del tavolo, la ‘ndrangheta. Ad aiutarlo, in una partita più difficile di quanto potesse immaginare, c’è solo Maia (Ksenia Rappoport), la ragazza che un tempo ha amato, ora donna del clan dei Corapi.

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“THE DARK AND THE WICKED” By BRYAN BERTINO

Article by Sirio Alessio Giuliani

Translated by Simona Sucato

Four years after The Monster, Bertino writes and directs a ghost story intertwined with the family drama, customizing it with its usual dry and explicit style. The movie was presented as a world premier at the Tribeca Film Festival 2020 and is out of competition in the section Le stanze di Rol at the 38th Torino Film Festival.

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“THE SALT IN OUR WATERS” by REZWAN SHAHRIAR SUMIT

Article by Valentina Velardi

Translated by Francesca Cozzitorto

Rudro (Titas Zia), a young artist in search of inspiration, decides to leave the chaotic life of Dhaka and embark on a journey to a remote mangrove island in the Bangal Delta. At first, he is welcomed by the local community, a small group of families who make their living fishing, but Rudro soon finds himself misunderstood and then ostracized by the villagers. Led by the Chairman (Fazlur Rahman Babu), imam and local leader, they first stare suspiciously and then with open disapproval at his installations and habits.

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“THE SALT IN OUR WATERS” DI REZWAN SHAHRIAR SUMIT

Rudro (Titas Zia), giovane artista in cerca di ispirazione, decide di lasciare la caotica vita della capitale Dhaka e intraprendere un viaggio in una remota isola di mangrovie sul delta del Bangladesh. Inizialmente accolto dalla piccola comunità locale, un ristretto gruppo di famiglie che si sostenta grazie alla pesca, Rudro si ritrova ben presto frainteso e poi ostracizzato dagli abitanti del villaggio. Questi, guidati dal Messere (Fazlur Rahman Babu), imam e capo locale, guardano prima con sospetto e in seguito con aperta disapprovazione le sue istallazioni così come le sue abitudini.

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“TOUCH ME NOT” DI ADINE PINTILIE

Il corpo, l’imperfezione, il piacere e il rapporto che ognuno ha con la propria sessualità.
Sin dalla prima lunga carrellata su un (villoso) corpo maschile nudo che apre il film, la giovanissima regista rumena suggerisce allo spettatore quali saranno i temi trattati, rimaneggiati, esplorati e combinati durate le due ore successive.

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