Archivi tag: Onde

“PADRONE DOVE SEI”, “MEGREZ”, “LA NOTTE SALVA”, “LA PELLE DEL TEMPO”

Nel pomeriggio di giovedì 28 novembre il Torino Film Festival ha presentato, nella sua sezione più sperimentale e ardita,  un blocco di quattro film di autori italiani, rispettivamente Carlo Michele Schirinzi, Mauro Santini, Giuseppe Boccassini e Salvo Cuccia. Sperimentazione è proprio la parola d’ordine necessaria per capire le scelte che hanno portato i selezionatori ad inserire queste opere nel festival, opere difficili e metaforiche che provocano apertamente l’osservatore con l’obbiettivo di ottenere una reazione, sia essa un’attivazione del pensiero critico o una fuga dalla sala.

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“RESURREZIONE” DI TONINO DE BERNARDI

Il consueto appuntamento con il cinema del regista Tonino De Bernardi nella sezione Onde rappresenta sempre un momento di riflessione sulla natura stessa dell’arte e sul più profondo scopo di quest’ultima. La carriera di De Bernardi è emblematica del cinema underground italiano, una realtà spesso non troppo valorizzata nel nostro Paese. “Il mio è un cinema nel tempo”, ha detto De Bernardi durante il Q&A al Reposi: un film realizzato con materiale girato dal 2009 al 2019 è al di fuori delle logiche produttive dell’industria cinematografica cosiddetta mainstream, ma anche di quella indipendente nel senso tradizionale. 

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“VITALINA VARELA” BY PEDRO COSTA

Article by: Alessandro Pomati
Translated by: Alice De Vicariis

Creatures that move around in the darkness, some limping, others standing on their feet. Creatures that live in some sort of ruins of an ancient city. Creatures that don’t talk, they just act, like animals. Creatures that, once they are pierced through by the dim light that comes from cracks, finally appear to us for what they are: human beings, mostly men.

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“VITALINA VARELA” DI PEDRO COSTA

Creature che si muovono nell’oscurità, alcune zoppicando, altre camminando ritte sulle gambe. Creature che vivono in quelle che parrebbero le vestigia di una città antica. Creature che non parlano, ma agiscono e basta, alla stregua di animali. Creature che, una volta trafitte da raggi di luce che entrano solo attraverso spiragli e pertugi, ci appaiono finalmente per quello che sono: esseri umani, per lo più maschi.

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“NE CROYEZ SURTOUT PAS QUE JE HURLE” BY FRANK BEAUVAIS – “SIX PORTRAITS OF PAIN” BY TERESA VILLAVERDE

Article by: Noemi Castelvetro
Translated by: Anna Benedetto

A diaristic voiceover adornes a steady stream of moving images: Ne croyez surtout pas que je hurle, in English “Just don’t think I’ll scream”, belongs to the cinematic trend of “spoken” films, in which the writer-director combines powerful images with meaningful words. Switching between personal stories and digressions, the director reveals some autobiographical events and private thoughts that led him to an almost self-destructive “addiction to cinema” from April to October 2016. During this short amount of time, he watched nearly 400 films, whose brief clips pieced together form the unique visual feature of the movie.

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“NE CROYEZ SURTOUT PAS QUE JE HURLE” DI FRANK BEAUVAIS – “SIX PORTRAITS OF PAIN” DI TERESA VILLAVERDE

Un flusso continuo di immagini in movimento scandito da un monologo diaristico in voce fuori campo: Ne croyez surtout pas que je hurle, in italiano “Non pensare che io stia urlando”, aderisce alla tendenza cinematografica delle opere “parlate”, in cui i registi-scrittori controbilanciano l’onnipotenza delle immagini con il significato delle parole. Alternando la narrazione di vicende intime e digressioni, il regista stesso confida allo spettatore la personale successione di eventi e di pensieri che, dall’aprile all’ottobre 2016, lo hanno condotto allo sviluppo di una “dipendenza cinematografica” quasi autodistruttiva: in questo breve periodo di tempo egli ha infatti visionato quasi 400 film. Opere cui Beauvais rende un sentito omaggio utilizzandone i frammenti come unica componente visiva del suo film .

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“I DO NOT CARE IF WE GO DOWN IN HISTORY AS BARBARIANS” DI RADU JUDE

“Non mi importa se passeremo alla storia come dei barbari.” Queste le parole di Mihai Antonescu, che in seguito alla conquista rumena di Odessa nel 1941, indiceva una pulizia etnica sull’onda dell’entusiasmo popolare. Il film di Radu Jude è una luce proiettata sul passato torbido della Romania, un paese troppo “pieno di sé” (parole del regista) e ossessionato dall’idea di lasciarsi alle spalle la dittatura comunista di Ceausescu. Continua la lettura di “I DO NOT CARE IF WE GO DOWN IN HISTORY AS BARBARIANS” DI RADU JUDE

“INCORRECTIONAL” DI CHRISTOPHER JASON BELL

“ I won’t say very much about the film. It is playful…and strange!” Presenta così, Christopher Jason Bell, il suo Incorrectional, film americano della sezione Onde di quest’anno. Non prima però di aver scattato una foto al pubblico in sala. Continua la lettura di “INCORRECTIONAL” DI CHRISTOPHER JASON BELL

“DULCINEA” DI LUCA FERRI

Dulcinea nasce dall’ideale fusione nella mente di Luca Ferri di Don Chisciotte e il romanzo Un amore di Buzzati.

Dulcinea racconta di una giovane donna che attende un cliente nel suo appartamento, in una Milano degli anni ’90 che resta sempre fuori dalle finestre e affiora soltanto dai rumori di fondo. Quanto al cliente, il moderno Don Chisciotte, non fa altro che pulire ossessivamente la sua casa, mentre la giovane si mette lo smalto, si trucca, si prova numerosi vestiti, fuma una sigaretta. Continua la lettura di “DULCINEA” DI LUCA FERRI

“IFIGENIA IN AULIDE” DI TONINO DE BERNARDI

Vi sono infiniti modi di accostarsi alla trasposizione cinematografica di una tragedia greca, ma quello adottato dal regista piemontese Tonino De Bernardi si è sempre distinto, a partire da Dèi del 1968 e da Elettra del 1987, per lo stretto legame con la realtà. Nel caso di questo lungometraggio, inserito non casualmente nella sezione Onde del Torino Film Festival, la realtà è la vera e propria protagonista della tragedia, e si manifesta attraverso le riprese effettuate da De Bernardi in diversi luoghi e tempi.

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“BLUE AMBER” DI JIE ZHOU

Vivendo un’epoca che pretende di monetizzare ogni cosa, assistendo alla perdita di terreno dei sentimenti e dei valori umani a vantaggio della brama del denaro e dei beni di consumo, il giovane Jie Zhou, talentuoso cineasta esordiente, si pone un quesito schietto e problematico: Quanto vale una vita?

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“NUEVA ERA” DI MATTI HARJU

Notte. Camera fissa su un paesaggio post industriale con binari e luci a intermittenza. Fin dall’incipitNueva Era non è disposto a scendere a compromessi con lo spettatore, non introduce a una narrazione, anzi, non è interessato a farlo. Nei pressi di un bosco, due amici, uno dei quali è l’artista finlandese Matti Harju, fumano tabacco da rolling. Da qui le immagini, alternate a repentini stacchi e rallentamenti, si fanno flusso, difficilmente controllabile e vicino a certe opere di videoarte, spaziando da parcheggi di centri commerciali e vecchi depositi d’auto a interni di fredde camere e sale da bowling. C’è anche una enigmatica figura femminile il cui sguardo è spesso sfuggente, negato agli spettatori dal buio o dai lunghi e scuri capelli. Continua la lettura di “NUEVA ERA” DI MATTI HARJU

“MATHIEU AMALRIC, L’ART ET LA MATIÈRE” DI ANDRÉ S. LABARTHE E QUENTIN MÉVEL

Mettere a nudo la propria arte lasciandosi filmare durante un processo creativo: Mathieu Amalric, l’art et la matière è un film di André S. Labarthe e Quentin Mével che scruta proprio in ogni sua sfaccettatura l’attore e regista Mathieu Amalric, mostrando allo spettatore il suo modo di lavorare e di inventare sul set del film Barbara.

Come ha dichiarato nel dibattito in sala Quentin Mével, i due registi hanno microfonato il loro protagonista per l’intera durata delle riprese, lasciando che un ingegnere del suono provvedesse ad avvisarli quando avvertiva un momento interessante o un’illuminazione di Amarlic.

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“LES GRANDS SQUELETTES” DI PHILIPPE RAMOS

Le domande universali che l’individuo si pone quotidianamente prendono vita in Les grands squelettes, un fotoromanzo eterodosso del regista transalpino Philippe Ramos. Già associato a punte di diamante della scena autoriale francese come Leos Carax e Yves Caumon, Ramos presenta la sua ultima creatura nella sezione Onde, la più sperimentale del festival. Continua la lettura di “LES GRANDS SQUELETTES” DI PHILIPPE RAMOS

“SANS RIVAGES” DI MATHIEU LIS

A volte si possono incontrare per strada persone che non si conoscono e notare in loro uno sguardo perso e smarrito. Dal volto di un individuo possiamo immaginare la sua storia, da dove viene, cosa ha fatto, perché è solo.

Nel dibattito che ha seguito la proiezione di Sans Rivages, il regista Mathieu Lis ha parlato proprio delle suggestioni che possono venire dagli sconosciuti, suggestioni che lo riconducono al personaggio del suo film. Il protagonista infatti potrebbe essere l’emblema di uno di quegli uomini di cui non conosciamo la storia e Lis stesso ha affermato di non avere idea di quale possa essere stata la vita di Andrea, ma di aver seguito l’istinto nel raccontare gli eventi del film.

Sans Rivages  racconta di un uomo anziano la cui esistenza è in declino a causa dell’alcolismo. La narrazione si articola su due livelli: da un lato l’immaginazione, ovvero ciò che Andrea pensa di vivere durante i suoi deliri causati dall’alcool, e dall’altro la realtà, che lo mette di fronte alla sua solitudine e alle sue paure.

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“DREAM OF A CITY” DI MANFRED KIRCHHEIMER

Manfred Kirchheimer, classe 1931, ha recentemente dichiarato che non è mai, nella sua lunga carriera da regista, riuscito a coprire i costi dei suoi film con gli incassi. Ed è a questo punto che un vero cinefilo drizza le orecchie e si segna il nome sul taccuino, perché le alternative sono due: il regista tedesco, adottato newyorkese, è frainteso ma testardo, oppure è completamente dislocato dalle logiche di introito che tanto guastano l’arte cinematografica. Per quanto riguarda Dream Of A City, è la seconda. L’attitudine veritiera con cui viene analizzata e scomposta la vita urbana nella Grande Mela, rende questa pellicola di 39 minuti un gioiello del cinema d’essai. Continua la lettura di “DREAM OF A CITY” DI MANFRED KIRCHHEIMER

“Spell Reel” di Filipa César

Guinea-Bissau, primi anni ’70. Mentre nel piccolo Stato africano infuria la guerra di liberazione dal regime coloniale portoghese, un manipolo di aspiranti cineasti parte alla volta di Cuba. Obiettivo della missione: imparare a fare cinema. L’iniziativa è di Amilcare Cabral, storico leader del partito indipendentista guineense, che con lungimiranza intuisce la necessità di affiancare alla lotta armata una più vasta azione di risveglio culturale. Per liberare un popolo dall’oppressione coloniale le armi non bastano. Ci vogliono educatori, insegnanti, divulgatori, artisti. Continua la lettura di “Spell Reel” di Filipa César

“Je ne me souviens de rien” di Diane Sara Bouzgarrou

Quando nel dicembre del 2010 in Tunisia esplode la Primavera Araba, Diane è entusiasta. Le proteste di piazza, le urla, il tumulto, l’ira del popolo; pura energia per la giovane regista che, videocamera alla mano, si aggira per casa, esulta, festeggia, invoca libertà e rivoluzione. Con lei c’è suo padre, il signor Bouzgarrou, che però davanti all’obiettivo pare più freddo, meno coinvolto. Eppure è lui il vero tunisino, perché Diane è nata e cresciuta in Francia.

“Non ti sembra un po’ esagerata tutta questa eccitazione, Diane?” sembra dire in un passaggio lo sguardo inquieto di sua madre. “Voglio richiedere il passaporto tunisino” ribatte la figlia, “bipolare, bisessuale, da ora sarò anche binazionale”.

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“Colo” di Teresa Villaverde

In questo 35° Torino Film Festival c’è stato spazio per più di un film frutto del cinema portoghese; il più bello lo abbiamo visto nella sezione “Onde” del Festival: si tratta di Colo, di Teresa Villaverde. Come sappiamo, il Portogallo vive già da tempo un periodo di dura crisi economica, che è anche una crisi sociale, un’impasse esistenziale che divora l’intera civiltà; la regista di Lisbona sceglie proprio di raccontarci questo mondo, visto attraverso gli occhi di una famiglia che forse, prima di soffocare nella morsa della crisi, era mediamente benestante e ora è memore di un passato migliore del presente, come si nota da certi dettagli nell’appartamento in cui vive la famiglia. Continua la lettura di “Colo” di Teresa Villaverde

“NO PANIC BABY” by LEO GABIN

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Maria Cagnazzo

Translation by: Cristina Di Bona

Nowadays, most of people communicate through digital media, which compulsively transmit information and show every kind of situation. Sensationalism is more heterogeneous: news is no longer represented by an important event concerning society and even a daily situation can have a relevant social role. The Belgian collective Leo Gabin has made a social experiment with No panic baby, editing web videos. This film puts together different moments, creating a collage to describe a new human being. Between the various videos, the story of the road trip of two young people is told.

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