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PREMIO MARIA ADRIANA PROLO A LORENZO VENTAVOLI

Quando si parla di cinema a Torino c’è un nome che ritorna spesso: Lorenzo Ventavoli. Siamo abituati a parlare di registi, di attori, di produttori, mentre si parla molto meno di esercenti e pionieri nella divulgazione delle opere cinematografiche. Lorenzo Ventavoli è uno di questi, una figura poliedrica fondamentale per il cinema a Torino e in Italia, e che per questo è stato premiato il 23 novembre dall’Associazione Museo del Cinema con un premio alla carriera Maria Adriana Prolo. 

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“EL HOYO – THE PLATFORM” DI GALDER GAZTELU-URRUTIA

Ricorda, caro mio Sancho, chi ha di più deve fare di più.

Sono profondamente d’accordo. Potesse spiegarglielo Quijote agli “ospiti” dell’hoyo.

Goreng (Ivan Massagué) però lo sa bene. Ha scelto di portare con sé proprio il libro di Cervantes. Divide la stanza al 48esimo piano della Torre con il vecchio Trimagasi (Zorion Eguileor) e ogni mese si svegliano collocati in un piano diverso: chi sta più in su ha accesso ad una maggiore quantità di cibo, chi sta giù deve accontentarsi degli avanzi ma i poveri diavoli del fondo sono costretti al cannibalismo per sopravvivere, talvolta al suicidio a causa dell’ingordigia di chi sta sopra di loro. Il numero dei livelli, tuttavia, rimane sconosciuto.

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“EL HOYO – THE PLATFORM” BY GALDER GAZTELU-URRUTIA

Article by: Roberto Guida
Translated by: Giorgia Bellini

Remember, my dear Sancho, who has more needs to do more.

I totally agree. I just wish Quijote could explain that to hoyo’s “guests”.

But Goreng (Ivan Massagué) knows it well, in fact he chose to take Cervantes’ book with him. He shares the Tower’s 48th floor room with the old Trimagasi (Zorion Eguileor), but every month they wake up on a different floor. Apparently, only who is on the highest floor have access to food, while people on the lower floors have to feed on the leftovers, and the poor devils at the bottom are forced to cannibalism in order to survive – or, even worse, to commit suicide due to the lack of food. Still, the number of these levels remains unknown.

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“BEATS” BY BRIAN WELSH

Article by: Lorenzo Radin
Translated by: Cecilia Malanima

Glasgow, 1994. That’s where the fourth film by the Scottish director Brian Welsh, Beats, takes place. Specifically, during the introduction of the act that banned gatherings of twenty or more people listening to music characterised by the emission of a succession of repetitive beats.

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“BEATS” DI BRIAN WELSH

Glasgow, 1994. È qui che il regista scozzese Brian Welsh decide di ambientare il suo quarto lungometraggio, Beats. In particolare, nei giorni in cui viene emanata un’ordinanza che vieta l’assembramento di più di venti persone che ascoltino musica caratterizzata da ritmi ripetitivi.

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