Archivi tag: TORINO FILM LAB

“AZ ÚR HANGJA/HIS MASTER’S VOICE” DI GYÖRGY PÁLFI

Con His Master’s Voice l’ungherese György Pálfi, distintosi grazie al visionario Taxidermia, conferma la libera sperimentazione come imprescindibile approccio al mezzo cinematografico.

Il film, ispirato al romanzo La Voce del Padrone di Stanislaw Lem, racconta del viaggio intrapreso da Péter dall’Ungheria agli Stati Uniti alla ricerca del proprio padre, scienziato fuggito dall’Est Europa comunista abbandonando la famiglia negli anni della Guerra Fredda.

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“ZGODOVINA LJUBEZNI/HISTORY OF LOVE” DI SONJA PROSENC

Nella staticità e nel silenzio irrompe sullo schermo un brusco e improvviso fragore: si tratta del corpo della protagonista, Iva, che si immerge, tuffandovisi, in un corso d’acqua. È questo uno dei frammenti iniziali di History of Love, pochi secondi in cui sono anticipati elementi significativi e ricorrenti all’interno del film.
Si tratta dell’opera seconda di Sonja Prosenc, regista slovena che ha attirato su di sé l’attenzione della critica tramite il precedente The Tree.

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“LAND” BY BABAK JALALI

 

Article by: Annagiulia Zoccarato

Translation by: Emiliana Freiria

 

The contemporary history of Native Americans is sad and scarcely talked about, but the Torino Film Festival seems to hold those who tell it in high regard. After Avant les rues, competing in Torino 34, and the excellent Wind River by Taylor Sheridan, previewed last year, the next one is Land by the Iranian film director Babak Jalali, made with the support of Torino Film Lab.

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“LAND” di BABAK JALALI

La storia contemporanea dei nativi americani è una storia triste di cui si parla poco, ma il Torino Film Festival sembra in un certo senso avere un occhio di riguardo per chi la racconta. Dopo Avants les rues in concorso a Torino 34 e l’ottimo Wind River di Taylor Sheridan presentato in anteprima lo scorso anno, adesso tocca a Land dell’iraniano Babak Jalali, realizzato con il sostegno di Torino Film Lab.

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“LA NUIT A DÉVORÉ LE MONDE” BY DOMINIQUE ROCHER

Article by: Gianluca Tana

Translation by: Gianmarco Caniglia

In 2018 the image of the zombie is so ubiquitous in our media that it partly lost both its critical strength and its ability to scare us. Cinema, television, comics and video games exploited the figure of the living dead so much that it has become difficult to create something new. Dominique Rocher gives it a try by relegating this figure to the sidelines of his horror story. Of course, zombies are abundant in his movie, but they seem to be just a pretext to isolate the protagonist, Sam (Anders Danielsen Lie), in a lonesome captivity inside a Parisian apartment. It is the solitude, in fact, the real co-protagonist of the film. Overwhelming and empty silences that freeze the heart will accompany the last human during the long months of his survival, forcing him to find new ways to fill time and more importantly to stay sane, because spending too much time alone all by ourselves, we are all destined to go crazy. Unable to distinguish between reality and hallucination, Sam becomes his worst enemy, adopting a series of increasingly self-destructive attitudes, always trying to find new ways to remember himself he is still alive and is different from the creatures that surround him.

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“LA NUIT A DÉVORÉ LE MONDE” DI DOMINIQUE ROCHER

Nel 2018 la figura dello zombie è così onnipresente nei nostri media da aver perso in parte sia la sua forza critica, sia la sua capacità di far paura. Cinema, televisione, fumetti e videogiochi hanno sfruttato talmente tanto l’immagine dei morti viventi che risulta difficile creare qualcosa di nuovo. Dominique Rocher ci prova relegando questa figura al margine della sua storia horror. Ovviamente nel suo film gli zombie sono presenti in grande quantità, ma sembrano soltanto un pretesto per isolare il protagonista Sam (Anders Danielsen Lie) in una prigionia solitaria all’interno di un appartamento parigino. Continua la lettura di “LA NUIT A DÉVORÉ LE MONDE” DI DOMINIQUE ROCHER

“Pop Aye” by Kirsten Tan

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Ottavia Isaia

Translation by: Emanuela Ismail

Pop Aye is an unusual road trip movie, with a disappointed architect of Bangkok and an elephant as main characters. Thana, who is going through a mid-life crisis due to working and relationship issues, recognizes the elephant Popeye, with which he grew up when he was a child, on the streets, and buys it in order to bring it back to his hometown. On the journey, the two of them meet some among the most different characters, whom make the protagonist think about some of the aspects of his life.

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“Pop Aye” di Kirsten Tan

Pop Aye è un road trip movie atipico, che vede protagonisti un disilluso architetto di Bangkok ed un elefante. Thana, che sta attraversando una crisi di mezza età dovuta a problemi lavorativi e di coppia, riconosce per strada l’elefante Popeye con cui è cresciuto da bambino e lo acquista per riportarlo al villaggio natale. Durante il viaggio i due incontrano i personaggi più disparati, che fanno riflettere il protagonista su alcuni aspetti della propria vita.

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“BARRAGE” by LAURA SCHROEDER

Versione inglese a cura del Master in Traduzione per il Cinema, la Televisione e l’Editoria Multimediale

Article by: Sofia Nadalini

Translation by: Laura Cocco

If you would like to watch the movie ”Barrage” without knowing that Lolita Chammah is Isabelle Huppert’s daughter, you would be surprised to see the resemblance between the two actresses. In the movie, as in the real life, they are mother and daughter.
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“BARRAGE” di LAURA SCHROEDER

Se andaste a vedere Barrage senza sapere ancora che Lolita Chammah è la vera figlia di Isabelle Huppert, vi trovereste meravigliati nel notare la netta somiglianza tra le due attrici, che nel film interpretano a loro volta i ruoli di figlia e madre. Continua la lettura di “BARRAGE” di LAURA SCHROEDER

“Go Home” di Jihane Chouaib

Il film di Jihane Chouaib, presentato nella sezione del TorinoFilmLab, si apre con l’arrivo in Libano di Nada che trascina affannosamente una valigia. La sequenza conduce immediatamente lo spettatore in quella che sarà la location protagonista del film, ovvero la casa dei nonni. La dimora è stata saccheggiata dei beni ma non del proprio passato, e grazie a Nada torna a risuonare di ricordi. La casa è la trasposizione della protagonista, o meglio della sua mente: gli affreschi sono rovinati, ma in alcuni punti sul muro Nada riesce a ritrovare un disegno che la ritrae insieme al fratello. Continua la lettura di “Go Home” di Jihane Chouaib